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Federico Peirone

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26 Giugno 2014

SUDAN – ( 26 Giugno )

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Sudan: bombardamenti per affamare la popolazione

 
25/06/2014
 

Grave situazione umanitaria in Sudan. Le ultime notizie che giungono dalla regione del Kordofan del sud parlano di bombardamenti, risalenti alla metà di maggio, da parte dell’aviazione del governo nelle zone agricole dell’area per tentare di affamare la popolazione controllata dai ribelli. L’azione delle forze armate ha provocato un massiccio esodo di civili verso il Sud Sudan. Gianmichele Laino ha raggiunto telefonicamente Anna Sambo, responsabile dei progetti della Fondazione AVSI in Sud Sudan:

R. – La situazione, a livello politico, al momento, è una situazione di stallo, nel senso che ad Addis Abeba sono stati organizzati degli accordi per negoziare, stabilendo un periodo di 60 giorni per formare un governo di transizione. Sembrava che Machar e Salva Kir fossero d’accordo su questo accordo e invece dalle notizie degli ultimi giorni non si procede in questa direzione. Una notizia, che ho letto proprio oggi, diceva che i ribelli hanno boicottato questi negoziati. Dal punto di vista della popolazione, il numero degli sfollati interni al Paese sta aumentando e sta aumentando anche il numero di persone a rischio di carestia. C’è quindi un gran bisogno e anche una grande attenzione sulla fornitura di cibo per le popolazioni che stanno nelle zone del nord e del Sud Sudan, dove il conflitto è tuttora in corso.

D. – I bombardamenti hanno provocato un massiccio esodo di civili verso il Sud Sudan. Quali sono i rischi che, specialmente anziani e bambini, corrono nel corso di questa sorta di viaggio della speranza?

R. – I bambini rischiano di vedere aggravata la situazione di malnutrizione, che è assolutamente alta. Per quanto riguarda gli anziani, è chiaro che essendo più difficile lo spostamento rischiano di dover rimanere nelle zone colpite e di non poter essere aiutati. Nelle zone, infatti, dove continuano i combattimenti sono davvero difficilmente raggiungibili sia dalle organizzazioni non governative, come Avsi – per cui lavoro – sia da organizzazioni internazionali, come il World Food Programme.

D. – E cosa si può fare allora per offrire un concreto aiuto alle popolazioni di quest’area?

R. – Sostenere sia le organizzazioni internazionali che le organizzazioni non governative, che sono quelle che dispongono, nei limiti del possibile, della capacità di muoversi nel territorio e di accedere alle zone, lì dove c’è bisogno. Allo stesso tempo, credo ci sia bisogno di far conoscere quale sia la situazione e di continuare a dare informazioni su come stia evolvendo il conflitto.

 

Il testo completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2014/06/25/sudan_bombardamenti_per_affamare_la_popolazione/1102171