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Federico Peirone

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SUDAN – ( 31 Gennaio )

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Rilasciati due sacerdoti rapiti in Sudan due settimane fa



Stanno bene i due sacerdoti rapiti due settimane fa nella loro parrocchia a Rabak, capoluogo della regione sudanese del Nilo Bianco, e rilasciati oggi. Uno dei due religiosi – riferisce l’agenzia Misna – è stato ferito ad una mano e alla testa ma le sue condizioni non destano preoccupazione. Ad operare il rapimento, gli uomini del capo ribelle Olony che, dopo il sequestro, avevano portato i due sacerdoti a Kweit, in una zona contesa tra Sudan e Sud Sudan. Fonti locali riferiscono che non è stato pagato alcun riscatto. Intanto in un’intervista sempre alla Misna, monsignor Paride Taban, vescovo emerito di Torit, ha lanciato un appello al disarmo in particolare nella regione di Jonglei, nel Sud Sudan, dove lo stesso presule, per conto del Consiglio delle Chiese sudanesi, ha avviato un tentativo di mediazione tra le comunità della regione. “Il disarmo – ha detto – deve essere giusto e prevedere quindi delle compensazioni altrimenti si rischia di generare altri conflitti”. Negli ultimi tempi si sono intensificati gli scontri tra le comunità di allevatori Murle e Lou-Nuer; a scatenare le violenze che, secondo una recente stima avrebbero provocato centinaia di vittime e costretto alla fuga 120mila persone, i furti di bestiame e le diatribe territoriali. Il governo del Sud Sudan ha quindi avviato un programma di disarmo per arginare gli scontri. “A chi consegna i fucili – ha sottolineato mons. Taban – deve essere dato da vivere”. Fondamentale, secondo il presule, investire nelle scuole di ciascun villaggio per creare futuri cittadini in grado di sentirsi parte di un unico Paese. In questa direzione vanno gli interventi del Consiglio delle Chiese del Sudan, finalizzati a creare una rete di giovani che in ogni comunità sensibilizzino al dialogo e alla pace.(B.C.)


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