Lunedì 18 giugno, mons. William Shomali, vicario patriarcale in Giordania, è stato insignito del titolo di Cavaliere della Legione d’Onore da Pierre Cochard, console generale di Francia in nome della Repubblica francese. Un’onorificenza, la più alta concessa dalla Repubblica francese, che riconosce i vincoli di lealtà e stima che uniscono il Patriarcato latino di Gerusalemme e la nazione francese. Lo rende noto il Patriarcato latino di Gerusalemme che in una nota, diffusa oggi, scrive: “Con questo titolo onorifico viene ammessa la relazione speciale che mons. Shomali ha stabilito con la Francia. Il prelato palestinese è infatti molto legato alla cultura francese, padroneggia la lingua di Molière che permette di aprirsi a un mondo culturale molto ricco. Nel corso della sua carriera, ne ha instancabilmente promosso l’insegnamento e la divulgazione fra i seminaristi, i sacerdoti e le scuole cristiane. È stato quindi ringraziato per aver contribuito a creare una rete fra tutte le generazioni che mantiene la fedeltà alla presenza storica della Francia e alle sue azioni” in Terra Santa. Nella cerimonia, presenti anche Michel Sabbah, patriarca emerito, e mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino, il Console generale ha elogiato il ruolo di mons. Shomali in difesa dei Cristiani d’Oriente, “una parte inseparabile dell’identità dei popoli e delle nazioni di questa regione. I cristiani del Medio Oriente si aspettano sostegno spirituale, ma anche economico e diplomatico per garantire che, in questo ambiente difficile, si continui a essere messaggeri di giustizia, pace e fraternità”. Da parte sua mons. Shomali ha citato il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, che, nel suo discorso al Bernardins, ha dichiarato che “sacrificare i cristiani d’Oriente, come vorrebbero alcuni, o dimenticarli, significa essere sicuri che non ci sarà stabilità e che nessun progetto si potrà costruire a lungo termine in questa regione”. Il console generale di Francia ha parlato di Gerusalemme come del “terreno su cui i principi del diritto e della giustizia sono messi alla prova. La vera pace può essere raggiunta solo riconoscendo i diritti dei popoli e il diritto internazionale”.

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