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Federico Peirone

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VATICANO – (4 Luglio)

Il cardinale Tauran: i valori cristiani, patrimonio enorme per il bene comune di ogni società
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A fine giugno, la Chiesa cattolica e i delegati della massime istituzioni cristiane hanno firmato un documento dal titolo “Testimonianza cristiana in un mondo multi-religioso. Raccomandazioni per un Codice di condotta”. Oltre al Consiglio Ecumenico delle Chiese (Wcc) e all’Alleanza Evangelica Mondiale (Wea), era presente a Ginevra, in rappresentanza della Santa Sede, il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. La collega della redazione inglese della nostra emittente, Philippa Hitchen, ha chiesto al porporato di illustrare l’importanza di questo documento ecumenico:RealAudio  MP3

R. – E’ importante perché pone in risalto la necessità di mettere a disposizione della società tutto il patrimonio che abbiamo in comune, quando si tratta di testimoniare Cristo in un mondo multireligioso. In questo ambito, abbiamo un certo numero di principi che possono essere molto utili nel dialogo che i nostri cristiani sono chiamati a promuovere a livello delle parrocchie, della scuola e della società in generale. I valori cristiani che proclamiamo, nonostante le nostre divisioni, devono essere fattori di comunione anche per la società, perché il dialogo interreligioso non è dialogo tra le religioni, ma è dialogo tra i credenti e quindi nella famiglia, nella scuola, nella vita culturale. Questi valori cristiani, che sono promossi da diverse Chiese cristiane o da comunità cristiane, possono essere di ispirazione e mostrare come sia possibile vivere l’unità e la diversità.

D. – E’ un documento che ha avuto bisogno di cinque anni per la realizzazione: quali sono state, secondo lei, le difficoltà principali?

R. – Inizialmente, c’è stato il problema di comprendere che tipo di documento sarebbe stato, un documento teologico o piuttosto pastorale. Si è poi preferita la seconda opzione e quindi un documento molto concreto. Abbiamo avuto una prima riunione, nel 2006, a Lariano: erano presenti musulmani, ebrei, buddhisti, ecc. Abbiamo avuto poi una seconda riunione a Tolosa nel 2006 e, infine, la terza a Bangkok, lo scorso gennaio. Direi che si è trattato dunque di un lavoro abbastanza difficile, anche perché era necessario riuscire a porre in modo schematico le diverse tradizioni teologiche, il vocabolario, i diversi termini e il senso delle parole, poiché a volte una stessa parola non ha lo stesso significato in una religione o nell’altra.

D. – Il documento insiste anche sull’importanza della libertà religiosa: un tema molto caro al Santo Padre…

R. – Sì, perché c’è una grande ambiguità al fondo della questione: la libertà religiosa è molto di più della libertà di culto. La libertà di culto è avere un tempio per praticare la propria religione, e questo è il minimo. Ma la libertà religiosa rappresenta una dimensione sociale: i credenti, quali che siano i credenti, devono poter contribuire al bene della società, partecipando al dialogo pubblico e attraverso l’impegno politico, culturale e in tutti i campi della vita sociale e non soltanto individuale. Lì, ci sono evidentemente delle difficoltà.

D. – Quale sarà, secondo lei, la reazione delle altre religioni, per esempio sul difficile tema delle conversione?

R. – Il documento non tratta della conversione. La conversione è l’incontro di due libertà: la libertà di Dio e la libertà dell’uomo e lì nessuno può intervenire. Questo è grande mistero. La conversione forzata non ha nessun valore per noi. Il dialogo interreligioso è guardarci, ascoltarci, capirci e mettere tutto ciò che abbiamo in comune a disposizione della società per il bene comune. (mg)

 
Il testo completo si trova su:
 
http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=501381