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Federico Peirone

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14 Giugno 2012

SIRIA – ( 14 Giugno )

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Siria: numerosi morti nelle ultime ore. Drammatica testimonianza di padre Dall’Oglio, in procinto di lasciare il Paese
 




In Siria è di 35 morti il bilancio provvisorio, reso noto da fonti dell’opposizione, di una nuova giornata di violenze. Tra le vittime, anche un ufficiale dell’Esercito libero siriano composto da disertori che si oppongono al regime. Dall’inizio della rivolta, nel marzo del 2011, sono stati uccisi almeno 800 disertori. Le violenze – ha detto il premier Mario Monti – sono inaccettabili e vanno condannate con la massima fermezza. Il servizio di Amedeo Lomonaco: RealAudioMP3

In Siria è sempre più drammatico il bilancio delle violenze: secondo l’Osservatorio siriano sui diritti umani, sono oltre 14.400, tra cui almeno 10 mila civili, le persone uccise in 15 mesi di rivolta. A Roma, intanto, il Senato italiano, ha approvato il decreto sulla partecipazione dell’Italia alla missione degli osservatori Onu in Siria, che ha il compito di monitorare la piena attuazione della proposta dell’inviato speciale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, accettata dal governo di Damasco. Dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi dall’Onu con la denuncia di casi di bambini uccisi e usati come scudi umani, Amnesty International – che è riuscita ad intervistare civili in 23 villaggi e città siriane – sostiene di avere la prova che molte persone, bambini compresi, sono state portate via dalle loro case e poi uccise. Il regime di Damasco – sottolinea in un rapporto l’Ong che chiede una reazione “urgente e decisiva” della comunità internazionale – “sta commettendo crimini contro l’umanità”.

Sulla situazione nel Paese, la testimonianza del padre gesuita Paolo Dall’Oglio, fondatore del monastero di Deir Mar Musa in Siria, ora in procinto di lasciare il Paese. L’intervista è di Antonella Palermo:RealAudioMP3

R. – Sono immensamente addolorato per questo Paese diviso, sofferente, ferito a morte. Penso ai molti giovani in prigione, alle molte persone torturate; penso ai giovani in armi sulle differenti posizioni e trincee: sono giovani che meriterebbero di vivere in un Paese pacificato, pluralista e democratico. Invece, i grandi giochi regionali ne fanno qualche volta i burattini e qualche volta gli autori e gli attori di una guerra civile tremenda.

D. – Il monastero che ha fondato resterà aperto?

R. – Noi rimarremmo certamente lì, fin quando ci sarà possibile. Io ho fiducia, perché i siriani musulmani, prima ancora dei cristiani, hanno un senso del luogo sacro molto acuto e coerente e quindi un monastero votato all’amicizia islamo-cristiana viene rispettato ed amato da tutti.

D. – Quanto è manovrata internazionalmente la situazione caotica e tragica della Siria?

R. – La Siria, purtroppo, è un “bubbone” multiplo delle febbri internazionali. La Siria è utilizzata come una “magnifica” valvola di decompressione regionale. La crisi siriana è il luogo, il palcoscenico tragico di una contrapposizione regionale sunnita, sciita, che ha già visto il Libano e l’Iraq sacrificati a questa logica suicida. La Siria è oggi lo spazio di contrasto più strategico tra la potenza continentale asiatica-russa e la Nato. Ci sono quindi tutti gli elementi per andare avanti di male in peggio.

D. – La Francia chiederà al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di rendere obbligatorio il piano di pace di Kofi Annan, ricorrendo al capitolo della Carta dell’Onu che prevede anche il ricorso all’uso della forza armata a scopo preventivo… Ci riuscirà?

R. – Io non faccio di mestiere il veggente. Sono un monaco che prega per la pacificazione di questo Paese e credo che sia certamente un dovere stretto, morale, internazionale intervenire quando un Paese, per effetto di tensioni internazionali, è ridotto alla situazione in cui è ridotta la Siria; ma con proporzionalità, intelligenza, gradualità, cercando di non far peggio, come si è fatto per un certo verso in Libia, certamente in Iraq e assolutamente in Afghanistan e altrove. Il dubbio che armare la Comunità internazionale sia una pessima soluzione rimane, e io ne sono convinto. Prima di passare ad un intervento armato o pensare ad un intervento armato solo nei luoghi in cui più specificamente si sta verificando un conflitto interconfessionale di natura civile, prima ancora e solo in queste limitate situazioni, permetterei l’intervento di polizia internazionale.

D. – Padre Dall’Oglio, ci sarebbero 800 civili, fra cui 400 cristiani intrappolati nel centro storico di Homs, mentre infuriano gli scontri tra esercito regolare e forze di opposizione…

R. – Ad Homs tutta la città è in una situazione di guerra: i rivoltosi, i rivoluzionari hanno preso molti quartieri della città, tra cui i due quartieri in cui i cristiani sono in maggioranza e da dove i cristiani – evidentemente non “adeguati ideologicamente” per entrare nella guerra armata – sono andati via in massa. Si sono sentiti tanti numeri: 160 mila, questi cristiani usciti dalla zona di Homs e distribuiti su tutto il territorio nazionale. Alcuni sono rimasti, ci sono due sacerdoti – uno gesuita e uno siriaco – e un terzo melkita, che si occupano di aiutare i cristiani rimasti in città, così come della popolazione civile musulmana intrappolata negli scontri. E’ la popolazione civile che soffre nella guerra. Le bombe dei carri armati non sanno discernere un musulmano da un cristiano! Le mitragliate degli elicotteri non sono proiettili intelligenti, che sanno guardare la carta di identità della gente!

D. – Quindi non è “caccia ai cristiani”?

R. – Io non posso escludere che in Siria agiscano gli stessi gruppi che hanno agito, durante l’occupazione occidentale in Iraq e che sono riusciti a Baghdad, a Mossul e altrove a rendere impossibile la vita dei cristiani… Questo non si può assolutamente escludere. Al Qaeda – per esempio – è un’organizzazione segreta che agisce per i suoi propri fini anche all’interno dello spazio rivoluzionario siriano, che a sua volta non ha un controllo su Al Qaeda; così come il governo italiano non ha un controllo sulle cellule più o meno silenti del terrorismo islamico, che possono essere sul territorio italiano o europeo. E’ un problema che supera di gran lunga la questione rivoluzionaria e gli obiettivi della rivoluzione! I musulmani siriani lo gridano anche davanti ai cadaveri dei loro figli uccisi: “Vogliamo una Siria pluralista e democratica per i musulmani, per i cristiani, per gli alawiti, per tutti”.

D. – Allora è tua intenzione tornare in Siria?

R. – Io la Siria non la lascio per niente! E’ solo il mio cadavere che cammina che lascia la Siria: io resto in Siria al cento per cento!

 
Il testo completo si trova su:

http://www.radiovaticana.org/it1/articolo.asp?c=596529