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Federico Peirone

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25 Settembre 2011

SUD SUDAN – (25 Settembre)

Sud Sudan: dopo l’indipendenza, ancora molti i nodi da scegliere
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All’indomani dell’indipendenza del Sud Sudan, il nuovo Stato africano vive forti tensioni, soprattutto nelle zone di confine con il Kordofan del Sud e con il Nilo Azzurro, dove si susseguono da giorni violenti scontri. Intanto, venerdì scorso, il primo presidente eletto del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, ha fatto il suo intervento all’Assemblea Generale dell’Onu in corso a New York. Il commento di Anna Bono, docente di Storia e Istituzioni dei Paesi africani all’Università di Torino, intervistata da Francesca Smacchia: RealAudio      MP3

R. – A luglio, quando ufficialmente è nato lo Stato del Sud Sudan, pochi giorni dopo la cerimonia d’investitura del capo dello StSMACato, il sud Sudan ha anche chiesto – naturalmente l’ha subito ottenuto – di entrare a fare parte sia dell’Unione africana sia delle Nazioni Unite ed è diventato il 194.mo Stato delle Nazioni Unite. Quindi il nuovo Stato, a pieno titolo, occupa un seggio, una posizione, e per la prima volta ha una voce sullo scenario internazionale.

D. – Se da una parte c’è una voce sullo scenario internazionale, dall’altra parte, soprattutto per quanto riguarda i confini del Sud Sudan, gravano in realtà ancora scontri e rivendicazioni, soprattutto nelle zone del Kordofan del sud e del Nilo azzurro…

R. – Kordofan del sud, Nilo azzurro e anche Abyei. L’accordo globale del 2005 che aveva messo fine alla pluridecennale guerra civile tra il nord e il sud Sudan, in realtà, così globale non è stato. Sono rimaste pendenti alcune fondamentali questioni relative agli Stati di confine della federazione sudanese che sono particolarmente rilevanti in quanto questi Stati di confine sono stati, per un verso, importanti in quanto vi si trovano giacimenti di petrolio. Giacimenti che al Sudan del nord fanno particolarmente gola, tenuto conto del fatto che ha già perso molte delle sue risorse petrolifere con la secessione. Peraltro, non è solo questo il problema. Una parte delle popolazioni che vivono in questi Stati, durante la guerra civile, si è schierata con il Sud Sudan e, da un lato, questo ha sempre creato e crea problemi con la capitale, Khartoum, che ha reagito negli anni molto violentemente nei confronti soprattutto di queste popolazioni; dall’altro lato, accentua il problema del futuro di alcuni di questi Stati che, oltretutto, secondo gli accordi globali, avrebbero dovuto potersi esprimere con un referendum e dichiarare, decidere, se appartenere al nord o al sud Sudan. In particolare nella regione di Abyei che è contesa ed è molto ricca di petrolio, il referendum che avrebbe dovuto svolgersi in concomitanza con quello per decidere la secessione del Sud, è stato invece rimandato “sine die”. E’ slittato proprio perché il governo di Khartoum dava come molto probabile la decisione di questa regione di separarsi anch’essa e diventare parte del Sud Sudan. (bf)

Il testo completo si trova su:

 
http://www.radiovaticana.org/it1/articolo.asp?c=523582