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Federico Peirone

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7 Febbraio 2013

TUNISIA – ( 7 Febbraio )

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TUNISIA
«Ora l’unica strada è una coalizione di unità nazionale»
 
 
 
«La transizione verso la democrazia sarà lunga, complicata, difficile anche controversa… Non ci vorranno mesi, ci vorranno anni e l’Europa deve starci al fianco, deve aiutarci a crescere. E deve farlo soprattutto ora. Vogliamo continuare a camminare verso la modernità, e un’esecuzione non può e non deve trascinarci nel caos». Beji Caid Essebsi ha già un primato: è il più vecchio fondatore di un partito al mondo. A 86 anni ha inventato Nidaa Tounes e, declinando parole come modernità e moderazione, ha costruito una forza politica che tallona Ennahda e che ha l’ambizione di prendere per mano la Tunisia. E di non cedere alle minacce e alla violenza dell’ala più radicale e più intollerante dei salafiti. 

Belaid era uno dei massimi esponenti di Nidaa Tounes  e si batteva per una Tunisia laica e contro le derive islamiste del partito di governo Ennahda.
E noi dobbiamo andare avanti su quella strada. Con coraggio. Con determinazione. Consapevoli che ci attaccano e ci colpiscono perché siamo una forza popolare, perché il Paese è con noi. Ed è con noi perché capisce le nostre sfide.

Ora la strada è tagliare fuori Ennahda? 
No, la strada era, ed ancora è, il dialogo, il confronto, è lavorare per una coalizione larga, per un governo di unità nazionale. Ennahda non ha fatto molto per la Tunisia, non ha risolto i problemi e anzi ha provato a mettere a rischio conquiste civili e sociali. Ma guai ad escluderla, guai a tagliarla fuori dal gioco politico: se non sarà più al potere rischia solo di diventare più pericolosa. E allora la nostra sfida può essere una sola: riequilibrare il suo peso.

Il primo assassinio politico di tutta la rivoluzione araba rende però tutto più complicato: il governo ha responsabilità?
Ho sempre detto che vedevo l’azione del governo inadeguata. Non ha fatto mai abbastanza per contenere le spinte radicali dei salafiti. Troppe volte di fronte alle violenze si è quasi girato dall’altra parte. Ci si doveva muovere prima e invece si è esitato. Si doveva capire prima e invece si è sempre deciso di tollerare. Lo ripeto con chiarezza: sottovalutare è stato un terribile errore.

Ora che si aspetta dall’Europa e dall’Italia?
Oggi abbiamo un disperato bisogno dell’Italia. Dell’Italia che conosco. Quella generosa, quella capace di respingere con forza le tentazioni razziste. Abbiamo un storia comune e siamo separati da un braccio di mare: dovete rendervene conto. La Tunisia non è l’Afghanistan, è vicina, è a due passi. E dobbiamo fare squadra per garantire la stabilità, per fermare il terrorismo, per evitare nuovi esodi. La Tunisia non può e non deve correre il rischio di vedersi risucchiata in un vortice buio di nostalgie. Deve, nonostante tutto, riprendere la marcia verso la modernità. 

Come sono i rapporti con la Ue?
Buoni, buoni. Pensi solo che il 92 per cento dei nostri scambi commerciali sono con la Ue. Il presidente francese Hollande è un buon amico della Tunisia. E anche Berlusconi lo è. Ora tocca a voi e tocca a noi. Uniti. Insieme. Gli investimenti stranieri arrivano quando c’è stabilità, sicurezza, armonia e noi vogliamo che sia così. Vogliamo che il turismo esca da questa spirale disastrosa. E vogliamo una politica della sicurezza efficace. 

L’azione contro gli jihadisti che avevano assaltato il sito gasiero di In Amenas era davvero obbligata?
Assolutamente obbligata. È stato giusto usare la mano dura, il pugno di ferro. Con i terroristi non si tratta. Mai si dovrà trattare. Non si può cedere alle minacce, non ci si può piegare ai ricatti. È vero: sono morti ostaggi innocenti, ma non c’era altra soluzione, non c’era un’altra possibile strada.

 
Arturo Celletti
 
Il testo completo si trova su:

http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/unica-strada-coalizione-di-unita-nazionale.aspx#