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Federico Peirone

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AFRICA/EGITTO – (5 Ottobre)

"Ci sono episodi di intolleranza contro i copti, che però ora i mass media riportano" dice un missionario dal Cairo
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Il Cairo (Agenzia Fides) – Circa 500 copti hanno sfilato ieri sera per le vie del centro del Cairo protestando dopo l’incendio della chiesa di Aswan, nel sud dell’Egitto, chiedendo le dimissioni del governatore locale. Il governatore di Aswan, Mustafa al-Sayd, aveva affermato che la struttura era stata edificata senza i necessari permessi. Secondo i copti le parole del governatore avrebbero istigato alcuni estremisti musulmani della zona che per questo avrebbero dato fuoco al luogo di culto cristiano. “Nelle aree rurali dell’Alto Egitto spesso prevale la legge del più forte ed anche la polizia assume una posizione di parte” commenta in un colloquio con l’Agenzia Fides p. Giovanni Esti, missionario comboniano che opera al Cairo. Il missionario colloca questo episodio “nel clima pre-elettorale (le elezioni politiche sono previste il 28 novembre), in quanto le città si rivestono di manifesti nei quali ci sono spesso richiami alla religione. Da parte dei gruppi fondamentalisti viene diffusa l’idea che l’islam è a rischio e che quindi votare per partiti musulmani significa difenderlo. E questo incoraggia gli episodi di fanatismo”. “Il problema più avvertito è quello economico” prosegue p. Giovanni. “Il Paese da questo punto di vista appare bloccato. Finché non ci sarà un governo stabile, le imprese straniere non torneranno ad investire in Egitto, creando posti di lavoro. Se non si trova una soluzione si rischiano forme di proteste che possono essere cavalcate da diversi gruppi, anche fondamentalisti, ma alla cui base rimane la disperazione della gente e non l’aspetto religioso”. Secondo l’Unione Egiziana dei Diritti dell’Uomo (UEDH), un’Ong copta, circa 100.000 egiziani di religione copta sono fuggiti dal Paese dal marzo 2011 a causa delle persecuzioni religiose. “Non ho elementi per affermare se questi dati siano reali o meno” dice p. Giovanni. “Senz’altro questo è l’argomento al centro del dibattito nelle comunità copte. I copti con i quali siamo in contatto affermano che nelle loro comunità tutti cercano di scappare all’estero o di ottenere una doppia cittadinanza. È vero che esistono episodi di intolleranza. Ad esempio una ragazza cristiana che cammina a volto scoperto in una strada di un quartiere popolare spesso viene fatta oggetto di insulti da parte dei passanti”. “D’altra parte – prosegue il missionario – occorre dire che il mondo cristiano egiziano è ipersensibile riguardo a episodi di persecuzione, a volte tende anche ad esagerare. Certo esistono forme di discriminazione, legate più ad aspetti sociali che non propriamente religiosi, ma mi sembra che in alcune occasioni si esageri la portata dei fatti. È pure vero che per alcuni cristiani dichiararsi perseguitato religioso può essere visto come un’opportunità per ottenere un visto di entrata in un Paese occidentale”. P. Giovanni riconosce comunque che “gli episodi di discriminazione, a differenza del recente passato, ora sono riportati dai mezzi di comunicazione”, e conclude: “Non saprei dire se questi atti siano più frequenti rispetto a prima. Una volta potevano accadere, ma non venivano pubblicati dalla grande stampa, rimanendo episodi noti solo a livello locale. Ora c’è maggiore attenzione ed anche episodi come quello della chiesa di Aswan, che non ha provocato vittime, vengono portati all’attenzione dell’opinione pubblica, e questo è certamente un bene”. (L.M.) (Agenzia Fides 5/10/2011)

Il testo completo si trova su:

 
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=37395&lan=ita