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Federico Peirone

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ASIA/PAKISTAN – (12 Ottobre)

Condanna a morte sospesa per l’assassino del governatore Taseer, si apre la strada verso il "perdono islamico"
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Lahore (Agenzia Fides) – La Corte di Appello di Islamabad ha dichiarato l’ammissibilità del ricorso in appello preparato dagli avvocati di Mumtaz Qadri, l’assassino reo confesso del governatore del Punjab, Salman Taseer, che aveva difeso Asia Bibi e dichiarato emendabile la “legge sulla blasfemia” (vedi Fides 01/10/2011). La Corte ha anche sospeso la sentenza di condanna a morte emessa dal Tribunale antiterrorismo di Rawalpindi, fino all’esito del processo di appello.
Qadri è difeso da un avvocato di grande rilievo e spessore, Khawaja Muhammad Sharif, ex giudice capo dell’Alta Corte di Lahore, “segno che i fondamentalisti che vogliono salvare Qadri hanno molto denaro a disposizione e hanno messo in campo tutta la loro forza politica”, nota una fonte di Fides. La strategia della difesa di Qadri intende dichiarare la Corte antiterrorismo “non competente per un difetto di giurisdizione” (“Qadri non è un terrorista”, affermano) e chiedere all’Alta Corte di Islamabad di applicare la giurisdizione islamica, grazie alla quale Qadri potrebbe essere liberato applicando il “diyat” (il cosiddetto “prezzo del sangue”), per cui l’omicida può risarcire la famiglia della vittima con una somma di denaro, ottenendo il “perdono” e la libertà.
Alla prima udienza del processo di appello a Islamabad, tenutasi ieri, 11 ottobre, erano presenti molti militati islamici della rete “Tahafuz-e-Namoos-e-Risalat” (Alleanza per difendere il nome del Profeta) che premono per la sua liberazione, dentro e fuori dal tribunale. Anche alcuni ulema volevano entrare in aula, ma il tribunale ha negato loro il permesso.
Secondo un giurista cristiano interpellato da Fides in Pakistan, “questo andamento del processo a Qadri era prevedibile. L’Alta Corte di Islamabad può decidere di applicare il diritto islamico: questa è una porta aperta, che potrebbe essere una scappatoia per il rilascio di Qadri. Davanti alla comunità internazionale, il killer è stato condannato a morte (nel giudizio di primo grado), così il sistema giudiziario pakistano è salvo. Davanti ai fondamentalisti, d’altra parte, è spianata la strada per poterlo liberare, nonostante tutto, applicando il meccanismo del diyat”. (PA) (Agenzia Fides 12/10/2011)

Il testo completo si trova su:

 
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=37457