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Federico Peirone

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28 Marzo 2012

ASIA/SIRIA – ( 28 Marzo )

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ASIA/SIRIA – Dal “sì” al piano di pace Onu “nuove speranze per il popolo siriano, che vuole unità e pace”

Damasco (Agenzia Fides) – “L’accettazione da parte del governo di Damasco del piano Onu in sei punti è un motivo di grande speranza per tutto il popolo siriano. I cristiani in Siria sostengono e sperano in una rapida applicazione del piano di Kofi Annan, per far cessare la violenza, e desiderano l’unità e la riconciliazione”: è quanto dice in un colloquio con l’Agenzia Fides p. Paolo Dall’Oglio, gesuita, da 30 anni in Siria, fondatore del Monastero di Deir Mar Musa. I sei punti del piano prevedono: collaborazione con l’inviato Onu; fine delle violenze; accesso dei soccorsi alle zone di conflitto; rilascio degli attivisti pacifici arrestati; libertà di movimento per i giornalisti; libertà di associazione e manifestazione per i cittadini.
Il Gesuita spiega a Fides: “Oggi, dopo l’accettazione del piano di pace di Kofi Annan, si apre una prospettiva in cui sperano tutti i siriani, tranne coloro che, nelle due parti, pensano di vincere militarmente, imponendo la propria forza armata. La maggioranza della popolazione siriana è moderata per sua natura: la società è pluralista, il popolo siriano è sviluppato intellettualmente, incline alla mediazione, privo dei cromosomi di estremismo armato. Ma se la società civile viene aspirata dalla logica diabolica dell’escalation militare, finiscono per prevalere gli schieramenti comunitari, tribali, territoriali”. E’ quanto è accaduto nell’ultimo anno, in cui “lo spazio politico è stato annegato dalla spirale della violenza. Molti sono convinti che si tratta di una strategia esplicita, predisposta per rendere impossibile l’espressione dell’opposizione non violenta. Se parlano le armi, il dialogo è impossibile”. Secondo il Gesuita, nel conflitto in corso “confluiscono fattori e forze diverse: il confronto fra sunniti e sciiti, quello fra la Russia e la Nato, quello fra Turchia e Iran, mentre è sensazione prevalente che anche l’irrisolto conflitto con Israele abbia il suo peso”.
Il popolo siriano è vittima di tali giochi: “I siriani sono vittime di questo stato di cose, e i cristiani ne sono vittime due volte, perché stritolati all’interno di un conflitto in cui non possono prendere parte”. Sulla posizione dei cristiani siriani, il Gesuita spiega: “Nella regione costiera, che va dall’Oronte fino al mare, laddove formano, con altre con minoranze, una maggioranza, i cristiani siriani condividono gli obiettivi della maggioranza, cioè l’autoconservazione di fronte allo spettro dell’instabilità o di uno stato islamico sunnita. Molti fedeli sono per la conservazione perché temono si ripeta lo scenario iracheno: una situazione in cui diventano vittime della guerra civile e dell’instabilità. Generalmente i cristiani auspicano che si conservi uno stato protettore delle minoranze, come è stato negli ultimi 40 anni. Anche se, va ricordato, ciò è avvenuto a spese dei diritti umani”.
Sulla possibilità di costruire una opposizione unita – tentativo in corso attualmente in Turchia – p. Dall’Oglio afferma: “Il governo parla con un voce monolitica. L’opposizione, costruita su una prospettiva pluralista, parla con voci diverse: in questa fase si tenta di formare un Coordinamento che poggia su alcuni punti di natura costituzionale”. Per uscire dalla crisi, p. Paolo ha proposto un progetto di “democrazia parlamentare consensuale”, con un Presidente eletto dal Parlamento, che sia garante dell’unità nazionale e della protezione di tutte le componenti sociali. (PA) (Agenzia Fides 28/3/2012)
Il testo completo si trova su:

http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=38787