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Federico Peirone

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EGITTO – ( 29 Gennaio )

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Egitto. Il ministro della Difesa: il Paese rischia il collasso



Sempre più alta la tensione in Egitto, dove le proteste e la crisi economica rischiano di minare i fragili equilibri di uno Stato che solo due anni fa ha conosciuto la destituzione del regime di Mubarak. Per il ministro della Difesa è a rischio la stabilità del Paese. Il servizio di Amedeo Lomonaco:RealAudioMP3

Se le proteste porteranno al blocco del Canale di Suez, strategica arteria commerciale protetta in queste ore da unità militari, il rischio è il collasso dell’Egitto. Ad ipotizzare questo scenario è il ministro della Difesa e capo dell’esercito egiziano, ricordando che “la prosecuzione del conflitto tra le forze politiche” potrebbe travolgere uno Stato in crisi economica e ancora in attesa di un prestito, da parte del Fondo Monetario Internazionale, di oltre 5 miliardi di dollari. La tensione resta altissima. Al Cairo e nelle tre città lungo il canale, Port Said, Ismailiya e Suez, i manifestanti hanno sfidato il coprifuoco, imposto dal presidente Morsi. Le ong denunciano l’escalation di violenze e stupri. Da venerdì sono morte almeno 52 persone. A scatenare la rabbia è stata la sentenza con cui sono state condannate a morte 21 persone per la strage avvenuta lo scorso anno allo stadio di Port Said. Sono infine stati condannati a morte dalla corte d’assise del Cairo sette cittadini egiziani copti emigrati all’estero. Sono accusati, tra l’altro, di aver istigato le divisioni interreligiose nel Paese, per aver preso parte alla realizzazione del film, considerato blasfemo, ‘L’innocenza dei musulmani’.
Sulla situazione nel Paese, il commento di Massimo Campanini docente di Storia dei Paesi islamici all’Università di Trento, intervistato da Massimiliano Menichetti:RealAudioMP3

R. – L’Egitto sta attraversando un periodo molto delicato, perché la fase della transizione dalla rivoluzione al consolidamento delle strutture sociali politiche è ancora in corso e praticamente non se ne vede la fine. Io penso che ci siano degli agenti provocatori che abbiano interessi a mantenere alta la tensione. Bisogna vedere se si tratta di azioni che vogliono restringere gli spazi di partecipazione democratica e di espressione pubblica o semplicemente di gente che cerca di approfittare della situazione per fini privati. Però indubbiamente penso che l’Egitto stia rischiando veramente molto in quelle che potrebbero essere le evoluzioni e il consolidamento della rivoluzione.

D. – Le opposizioni riunite nel Fronte nazionale di liberazione respingono l’invito al dialogo del presidente Morsi definendolo soltanto formale. Per sedersi al tavolo chiedono che il presidente riconosca le proprie responsabilità nelle violenze…

R. – Che il presidente abbia delle responsabilità oggettive, visto il ruolo istituzionale, è indubbio, ma ho anche l’impressione che le forze di opposizione non siano molto disposte al dialogo. In realtà queste non hanno accettato fin dall’inizio la vittoria dei Fratelli musulmani; hanno sempre costantemente cercato di approfittare della situazione di transizione per poter – sia pure legalmente – rovesciare il governo. Sarà importante verificare alle prossime elezioni politiche, previste per aprile, se ci sarà una riconferma dei partiti islamici e del voto di orientamento islamico.

D. – I militari hanno giocato un ruolo importante nella prima fase di transizione: ricordiamo che detengono i gangli vitali dell’economia del Paese. Adesso che ruolo hanno?

R. – L’impressione è che per il momento i militari si muovano obbedientemente dietro alle indicazioni di intervento del governo e del presidente. Però, questo non vuol dire che non ci possano essere all’interno del’esercito, delle forze che potrebbero prima o poi favorire un intervento radicale o un nuovo colpo di Stato. Questo però farebbe ripiombare l’Egitto nell’incubo delle leggi di emergenza, e sarebbe gravemente pregiudiziale per la vita politica e democratica del Paese.

D. – A livello economico i militari possono effettivamente imprimere dei cambiamenti?

R. – I militari sono una forza a livello economico, anche se non si sa bene in che proporzione dominino l’economia egiziana. Però certamente il fatto che occupino certi spazi del mondo civile ed economico, fa si che rappresentino una forza con cui bisogna fare i conti e che non può essere dismessa con troppa facilità, anche perché il problema economico è il problema principale che oggi l’Egitto si trova a fronteggiare. Il Paese è sull’orlo di una crisi che potrebbe essere estremamente pericolosa per gli equilibri interni. Quindi la risoluzione del problema economico è nell’interesse del governo chen certamente, da questo punto di vista, dovrà fare i conti con l’importanza industriale e commerciale del sistema militare.

Testo proveniente dalla pagina

 
http://it.radiovaticana.va/news/2013/01/29/egitto._il_ministro_della_difesa:_il_paese_rischia_il_collasso/it1-660204

del sito Radio Vaticana