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14 Maggio 2022

LIBANO – (14 Maggio 2022)

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Beirut, l’incognita del ‘voto utile’ fra opposizione tradizionale e contestazione

di Fady Noun

Il Libano va alle urne il 15 maggio in una partita elettorale polarizzata attorno a Hezbollah e ai suoi alleati. Nel fronte di protesta il pericolo della moltiplicazione delle liste e della dispersione del malcontento. Il problema della preferenza unica all’interno di una lista bloccata. Cristiani ed espatriati possibile ago della bilancia?

Beirut (AsiaNews) – In previsione delle elezioni parlamentari libanesi, in programma domani 15 maggio, nelle circoscrizioni a maggioranza cristiana come Beirut, Kesrouan-Jbeil, nel Metn, parte di Libano-Nord e Zahlé, alcuni elettori pensano di sacrificare il loro voto. Il dubbio è se privilegiare un candidato di loro scelta o puntare su un altro, che ritengono possa avere maggiori possibilità di essere eletto, in una realtà estremamente polarizzata attorno a Hezbollah e ai suoi alleati, in primis il Movimento patriottico libero (Cpl). Questo è quello che viene definito “voto utile” e che, secondo gli esperti, potrebbe andare a beneficio delle Forze libanesi, le quali cercano di spodestare il Cpl di Gebran Bassil come principale partito dell’elettorato cristiano. Tuttavia, la domanda è in che misura questo voto favorirà volti più conosciuti, provenienti dall’opposizione “tradizionale”?

Allo stato attuale dei fatti, per una popolazione frustrata da una cattiva gestione del governo da parte della classe dirigente al potere il voto utile, o ancora il voto-contro, è la sola opzione sul tavolo. E il fronte promotore della contestazione popolare sarebbe accreditato di circa 11 o 12 seggi nell’emiciclo, ad esclusione dei deputati eletti nei partiti di opposizione tradizionali. L’argomento principale dei fautori dei voto utile è la moltiplicazione delle liste dell’opposizione nate in seguito alle proteste del 17 ottobre, la dispersione del fronte espressione del malcontento, che finisce per scoraggiare i votanti nei collegi elettorali.

Intervistata da L’Orient-Le Jour (Loj) una elettrice di Zalhé afferma: “Mio marito ha preso la sua decisione, voterà FL per contrastare Hezbollah e i suoi alleati. Da parte mia, non ho ancora scelto. Sarei incline a rivolgermi a una delle figure principali della protesta, anche se sono a conoscenza delle questioni politiche che richiedono un voto utile. Ma anche le questioni socio-economiche sono importanti per me, ed è essenziale votare secondo le mie convinzioni”.

Questo atteggiamento è tipico di quanto sta avvenendo all’interno dell’elettorato cristiano, ma non solo. Secondo quanto riferisce una fonte politica, il voto utile “sarà esercitato soprattutto da quanti avrebbero in realtà scelto per il cambiamento in altri momenti, ma proferiscono concentrare i loro voti sui partiti del campo cosiddetto ‘sovranista’, che si oppone a Hezbollah e ha fatto di questa opposizione il suo principale campo di battaglia. E il suo fine ultimo, sarebbe quello di impedire alla fazione riconducibile a Hezbollah di ottenere una vasta maggioranza in Parlamento”.

Questa problematica solleva preoccupazioni fra i partiti originati dal movimento di contestazione. Secondo Laury Haytayan, coordinatrice generale del partito Taqaddom ma che non è candidata alle elezioni, l’elemento che falsa il gioco è il voto con preferenza unica, all’interno di una lista bloccata. Per gli elettori, in buona sostanza, il calcolo diventa puramente matematico quando si tratta di sapere chi sostenere e chi ha più possibilità di accedere all’emiciclo. Oltretutto, a differenza dei partiti tradizionali, le nuove formazioni non hanno criteri utili per valutare il loro peso elettorale prima dei risultati delle elezioni del 15 maggio. Quindi, come possiamo giudicare le chance dei volti nuovi e affermare che essi hanno più o meno probabilità di essere eletti rispetto ad altri?”.

Sul fronte dei partiti tradizionali che si posizionano oggi nel novero delle opposizioni, come il Forze libanesi, il Blocco nazionale, il partito Kataëb, Michel Mouawad o il Partito nazionale liberale, si parla di un “vento che sta cambiando”. “Nelle ultime settimane, abbiamo visto – spiega una fonte vicina alle Forze libanesi – che una parte crescente dei votanti ha compreso che queste elezioni sono uno scontro tra due progetti politici e si sta preparando a scegliere su queste basi favorendo i partiti che hanno la capacità e il coraggio di opporsi al campo di Hezbollah”. L’ultimo discorso di Nasrallah [Hassan, segretario generale di Hezbollah], in cui sfida coloro che vogliono togliere le armi alla sua sua formazione, ci ha reso un grande servizio: ha convinto molte persone a scegliere candidati più in grado di vincere e realizzare questo progetto di contrapposizione”.

Per l’analista Sami Nader, esperto di politica ed economia, spesso presente sulla emittente televisiva vicina all’opposizione Mtv, “il voto utile, che punta a inviare il maggior numero possibile di oppositori al Parlamento, potrebbe ripristinare il vero ruolo dell’opposizione reintroducendo un vero contro-potere” in seno all’emiciclo.

“Tuttavia – avverte – il voto utile non significa solo votare sistematicamente a favore dei partiti tradizionali, con il pretesto che le loro possibilità sono maggiori. Non dobbiamo cadere nella trappola dei loro discorsi, che in buona sostanza affermano: votare utile è votare per noi. Se una nuova figura ha la possibilità di passare, deve essere sostenuta. L’importante è che il candidato soddisfi due criteri: che sia chiaro sulla questione della sovranità, ma lo sia altrettanto sulle questioni del buon governo, delle riforme strutturali e della lotta alla corruzione”.

Una forte affluenza cristiana

Il voto degli espatriati farà pendere l’ago della bilancia? Sebbene le urne che hanno raccolto le schede elettorali di 142.041 non residenti (pari al 63,05% degli iscritti alle liste) non saranno conteggiate prima del 15 maggio, i dati ufficiali sul tasso di partecipazione pubblicati dal ministero libanese degli Esteri emettono già un primo verdetto. Per ammissione del ministro degli Interni Bassam Maoulaoui, sono stati i collegi elettorali a maggioranza cristiana a registrare “i più alti tassi di partecipazione”. E le cifre lo dimostrano. Infatti, le quattro caza [distretti elettorali] con la più alta mobilitazione sono Metn (72,25%), Kesrouan (71,67%), Batroun (69,63%) e Jbeil (69,61%).

Il testo originale e completo si trova su:

https://www.asianews.it/notizie-it/Beirut,-l’incognita-del-voto-utile’-fra-opposizione-tradizionale-e-contestazione-55803.html