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Federico Peirone

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MAROCCO – (15 Luglio)

La riforma costituzionale approvata il 1° luglio "Il Marocco ha finalmente una vera Carta dei diritti e delle libertà "
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Intervista a S. E. Hassan Abouyoub di
Alessandra Boga
15 Luglio 2011

Il 1° luglio è stata approvata in Marocco, mediante referendum, una riforma costituzionale che prevede la cessione di una parte dei poteri del Re al Primo Ministro. Come ha annunciato nella notte tra l’1 e il 2 il Ministro degli Interni Taib Cherkaoui, l’affluenza alle urne è stata del 72,65% ed il “sì” ha vinto con il 98,5% dei voti. Finalmente lo stato africano ha una vera Carta dei diritti e delle libertà fondamentali, radicata negli standard universali dei diritti umani. Per saperne di più, ci siamo rivolti a S. E. Hassan Abouyoub, Ambasciatore del Regno del Marocco in Italia.

Signor Ambasciatore, cosa prevede nel dettaglio la riforma costituzionale marocchina, recentemente approvata con il referendum?

Essa rappresenta un salto in avanti epocale. Come preambolo importante, la nuova Carta costituzionale consacra innanzitutto i fondamenti dell’identità marocchina plurale ed aperta. L’islam è riconfermato come religione dello Stato, che garantisce a tutti il ​​libero esercizio di culto. Una nazione la cui unità poggia sulla diversità delle sue componenti, che hanno cristallizzato la sua identità: araba, berbera (amazigh), hassani, subsahariana, andalusa, ebraica e mediterranea; un attaccamento del popolo marocchino ai valori di apertura, di moderazione, di tolleranza e dialogo per la comprensione reciproca tra tutte le civiltà dell’umanità; il riconoscimento costituzionale dei diritti dei marocchini residenti all’estero, ivi compreso quello di essere elettori ed eleggibili, e di fornire il loro contributo allo sviluppo ed al progresso del loro Paese di origine.

Qual è la funzione del Consiglio della Comunità Marocchina all’Estero?

Il Consiglio della Comunità Marocchina all’Estero è stato costituito come istituzione vigilando sui loro interessi, un ulteriore riconoscimento in materia di rafforzamento dello statuto e dei diritti della donna, della parità tra i sessi in ambito costituzionale, dei diritti e delle libertà di carattere civile, politico, economico, sociale, culturale ed ambientale; la possibilità di adottare, con la legge, misure di discriminazione positive a favore delle donne per l’accesso alle cariche elettive; la creazione di un’Authority per la parità e la lotta contro tutte le forme di discriminazione. Lo statuto della giustizia è confermato come potere autonomo ed indipendente, al servizio della salvaguardia effettiva dei diritti e della garanzia del rispetto della legge. La lingua berbera, l’amazigh, diventa lingua ufficiale del Paese, al pari dell’arabo.

Che quadro istituzionale emerge?

Emerge un nuovo regime costituzionale con la ridefinizione dei poteri delle istituzioni e la messa in opera di una monarchia costituzionale, democratica, parlamentare e sociale. E’ una vera Carta dei diritti e delle libertà fondamentali, radicata negli standard universali dei diritti umani. Stabilisce il divieto di ogni discriminazione basata sul sesso, il colore della pelle, la fede, la cultura, l’origine sociale o regionale, la lingua o la disabilità. Prevede il primato delle convenzioni internazionali, regolarmente ratificate dal Regno de Marocco, sul diritto interno ed il consolidamento di una coltre di diritti e libertà, degna delle società democratiche avanzate. Nei particolari, il Primo Ministro diventa Presidente del Governo e i suoi poteri vengono rafforzati.

Cos’altro prevede la Costituzione?

La nuova Costituzione, oltre ai fondamenti classici dei poteri con il loro funzionamento, fissa tre nuovi pilastri, vale a dire, i diritti e le libertà fondamentali, la buona governance – ossia l’attività di governo che deriva dalla compartecipazione di tutte le sue componenti sociali, “e la regionalizzazione avanzata.

Eccellenza, ritiene che la nuova Costituzione verrà applicata o rimarrà sulla carta?

Il Marocco è una nazione antica con un potere centrale costante, stabile e duraturo da più di 1.400 anni. E’ una delle più antiche nazioni del mondo. Il dibattito sulla riforma costituzionale non è nuovo, poiché la prima bozza costituzionale è stata presentata nel 1906. All’indomani della sua indipendenza, l’Assemblea Costituente ha avviato, con i partiti politici dell’epoca, delle trattative in questo senso. Esse hanno portato alla ratifica della prima Costituzione nel 1962 che già prevedeva il multipartitismo, vietando, quindi, il partito unico. Quella Costituzione ha aperto la strada ad una pratica costituzionale che ha agevolato l’emergere dell’ultima bozza approvata dal popolo il 1° luglio 2011. Dal dicembre 1962 al 1° luglio 2011, si sono svolti ben 8 referendum costituzionali in Marocco. Questo percorso è una particolarità sua propria, nel senso che il Paese ha adottato un approccio progressivo verso l’ultimazione della sua architettura istituzionale. Tale approccio illustra che il Marocco attuerà, senza alcun dubbio, questa Costituzione.

Come spiega questa massiccia affluenza alle urne e il risultato referendario?

La riforma costituzionale non è stata dettata da nessuno. Nel novembre 2010, il Re aveva già aperto un dibattito sulla regionalizzazione avanzata. Il Marocco, quindi, lavora su questa bozza da mesi, se non da anni. Il dialogo tra la monarchia, i partiti e la società civile è riuscito a mobilitare l’opinione pubblica su questo progetto. Il dibattito aperto sui vari media, in particolare in televisione, con la partecipazione attiva dei difensori e oppositori al progetto, hanno motivato quest’affluenza. Infatti si tratta di un plebiscito di una riforma storica.

Ma ha influito, e se sì quanto, la “primavera araba”?

Il Marocco ha sempre favorito il dialogo nella società civile su tutte le questioni di governance del Paese (Costituzione, politica sociale, ecc.). Il Parlamento funziona, la stampa gode di un alto livello di libertà, la tradizione di manifestare è consolidata nel Paese. La società civile occupa una posizione di forza in Marocco e non ha bisogno di conquistare libertà, le possiede già.

E’ apparentemente positivo che il Re, conosciuto in Occidente come “moderato”, si privi di alcuni poteri e li affidi al Primo Ministro, ma chi è e com’è questo Primo Ministro?

Aspettiamo la scadenza della legislatura e l’esito delle elezioni politiche, che si svolgeranno entro la fine dell’anno, per conoscere la formazione che avrà vinto e il Primo Ministro che sarà scelto tra le file del partito vincitore del voto. La nuova Costituzione prevede l’emergere di un potere esecutivo designato dalla maggioranza parlamentare, guidato da un Capo del Governo nominato in seno al partito arrivato in testa alle elezioni legislative: un vero Capo del Governo (e non solo dei ministri), scelto dal Re all’interno al partito vincitore.

Quali sono le sue funzioni?

Dirige l’azione del Governo e coordina il suo lavoro (i ministri svolgono gli incarichi da lui affidati); attua il programma sulla base del quale ha ottenuto la fiducia dalla Camera dei Rappresentanti; dispone di un controllo effettivo sulla pubblica amministrazione e gli enti pubblici, ivi compresi i rappresentanti dello Stato a livello decentrato; nomina un Consiglio del Governo con alte funzioni civili, i segretari generali, i direttori centrali dei ministeri ed anche i presidi delle università. Solo le nomine ad alcune alte cariche di natura strategica sono di competenza del Consiglio dei Ministri, su proposta del Capo del Governo e su iniziativa del ministro interessato. Una legge organica determinerà i principi e le regole relativi per la nomina all’alta funzione pubblica: competenza, trasparenza e pari opportunità. Il Governo sarà solidale e responsabile della propria gestione degli affari davanti alla Camera dei Rappresentanti. Un Consiglio del Governo costituzionalizzato, rafforzato e coordinato nel modo migliore con il Consiglio dei Ministri, le cui competenze specifiche saranno politiche pubbliche e settoriali; proposte di legge prima della loro presentazione al Parlamento, al di fuori delle leggi organiche e delle leggi quadro; progetti delle leggi finanziarie; potere regolamentare nomine, competenze deliberative prima della presentazione in Consiglio dei Ministri, l’orientamento strategico della politica dello Stato ed orientamento generale del progetto di legge finanziaria.

Si tratta di una genuina apertura alla democrazia o un “cambiare tutto perché nulla cambi”?

Sin dai primi giorni del suo regno, e dal suo primo discorso alla nazione, Re Mohammed VI ha tracciato un cammino chiaro in merito alla sua visione del Marocco istituzionale, economico, politico e sociale. Già all’epoca, nel 1999, ha indicato alcuni orientamenti strategici, tra cui la scelta inequivocabile della democrazia, della regionalizzazione, di un nuovo concetto di Autorità e di sviluppo umano. Questi ultimi dodici anni hanno rivelato un Marocco in perpetuo movimento.

Com’è, dunque, il rapporto tra i marocchini e il sovrano?

In Marocco, la monarchia è un dato identitario. La nuova Costituzione approvata il 1° luglio ribadisce questo concetto con forza e chiarezza.

C’è qualcosa che differenzia il Re del Marocco dagli altri leader arabi e nordafricani in particolare e che potrebbe garantire la durata di questo regime rispetto agli altri, magari già abbattuti, come quello tunisino ed egiziano?

Lei sta parlando della legittimità del potere. Al riguardo, devo ricordarle che il Marocco fa parte di un microcosmo istituzionale dove il potere non deriva da un colpo di Stato. La continuità del modello monarchico marocchino è l’elemento che gli dà questa peculiarità.

Nello specifico, qual è la situazione della libertà d’espressione e di stampa nel “moderato” Marocco?

Posso dire con assoluta certezza che il Marocco non ha niente di cui vergognarsi per quanto riguarda il suo sistema mediatico. E’ facile osservare il livello di queste libertà leggendo il significativo numero di pubblicazioni e quotidiani che sono sul mercato. Aggiungo che è stato avviato un dibattito aperto tra gli appartenenti al settore ed il governo su alcuni aspetti che regolano questo sistema. Posso dire, inoltre, e non è un segreto, che essi fanno parte delle priorità sulle quali si concentrerà il nuovo Parlamento. Con, in particolare, l’adozione di uno nuovo Codice della Stampa. Alcuni contenuti verranno discussi per adattare la legislazione al nuovo Marocco nato il 1° luglio 2011. La nuova Costituzione ha perfezionato le regole ed i principi che dovranno governare, da lì in poi, il settore dei media e della stampa.

Secondo Lei, in Marocco c’è il pericolo di un maggior potere dei Fratelli musulmani o comunque di un’avanzata degli integralisti islamici come in Egitto?

L’islam radicale ed i fondamentalisti sono sempre stati presenti nel nostro contesto religioso. L’istituzione del “Principe dei Credenti” – ricoperta dal Re – ha sempre avuto un ruolo di moderazione di queste correnti marginali. Il Marocco ha accettato l’inclusione nel gioco politico di un partito che ha delle radici religiose particolari, che ha un suo ruolo nel Parlamento, rispetta pienamente la Costituzione e non crea alcun problema. Il PJD (Partito “Giustizia e Sviluppo”) ha partecipato alla campagna referendaria e ha invitato a votare “sì” alla riforma costituzionale. Esiste poi un altro gruppo politico, “Giustizia e Carità” che, sino dal suo percorso politico, ha deciso di agire fuori della cornice istituzionale del Paese. Questo movimento è stato la forza politica maggiormente rappresentata nel cosiddetto “Movimento del 20 febbraio”. I risultati del referendum hanno dimostrato il suo peso marginale nella società marocchina. Questo voto significa ovviamente che il popolo marocchino non ha voglia di tornare al Medioevo ed ha espresso un desiderio profondo di modernità.


Il testo completo si trova su:

 
http://www.loccidentale.it/node/107774