Redazione Internetlunedì 10 maggio 2021
Evacuati il Parlamento e la Città Vecchia di Gerusalemme. Terzo giorno di proteste per il quartiere conteso di Sheikh Jarrah. Israele risponde ai razzi con raid aerei. «24 morti, 9 sono bambini»
I razzi lanciati dalla Striscia di Gaza verso Gerusalemme

I razzi lanciati dalla Striscia di Gaza verso Gerusalemme – Ansa

Drammatica escalation di violenza in Israele. Dopo tre giorni di scontri, oggi una pioggia di razzi è stata lanciata dalla Striscia di Gaza verso Israele. Bersagliata in particolare Gerusalemme. Le sirene sono suonate ed è stata evacuata la Knesset, il Parlamento israeliano, oltre alla Città Vecchia. Un lancio di 6 razzi è stato rivendicato da Hamas. come “risposta – ha fatto sapere il portavoce dell’ala militare di Hamas, Brigate Ezzedin al-Kassam – all’aggressione e ai crimini contro la Città Santa e alle prevaricazioni contro il nostro popolo nel rione di Sheikh Jarrah e nella moschea al-Aqsa”. L’ala militare della Jihad islamica, Saraya al-Quds, ha rivendicato il lancio di ben 30 razzi verso Israele.

Il premier Benjamin Netanyahu ha accusato Hamas di aver oltrepassato la “linea rossa” e ha promesso una risposta dura. “Non tollereremo un attacco sul nostro territorio, nella nostra capitale, contro i nostri cittadini e soldati. Chiunque ci attaccherà pagherà un prezzo caro”, ha detto il leader. Ai razzi lanciati da Hamas, l’esercito israeliano ha risposto con attacchi aerei a Gaza che hanno ucciso almeno una persona, mentre il
Il ministero della Salute palestinese ha aggiornato a 24 morti, tra cui nove minori, il bilancio dei raid israeliani sulla Striscia di Gaza. I feriti sono almeno 103. Secondo i media di Tel Aviv invece la morte dei 3 bambini palestinesi a Gaza sarebbe stata causata da un fallito attacco da parte di Gaza contro Israele.

Di certo non sembra che questa nuova ondata di violenza si fermerà qua: “Abbiamo un indirizzo chiaro: questo è Hamas. Il gruppo pagherà un caro prezzo per le sue azioni. Risponderemo ferocemente”. Così il portavoce delle Forze della sicurezza israeliana, Hidai Zilberman, ha affermato che l’attuale round di violenza durerà probabilmente almeno diversi giorni. E questo poiché l’aviazione israeliana inizierà a condurre attacchi aerei su obiettivi di Hamas nella Striscia di Gaza dopo che dozzine di razzi sono stati lanciati contro Israele dall’enclave, inclusa Gerusalemme.

Il portavoce afferma che l’esercito si sta preparando a una vasta gamma di possibilità, compreso un conflitto più ampio con un’operazione di terra, così come il ritorno delle uccisioni mirate di massimi leader terroristici. “Tutto è sul tavolo”, ha detto Zilberman.

 

Gli scontri a Gerusalemme

Gli scontri a Gerusalemme – Ansa

 

Gli scontri tra manifestanti palestinesi e polizia si sono di nuovo verificati domenica sera a Gerusalemme est e sono continuati poi alla Spianata delle moschee. Gli incidenti si sono verificati soprattutto alla Porta di Damasco dove circa 200 dimostranti hanno lanciato sassi contro gli agenti che hanno risposto con lancio di granate stordenti e cariche per disperdere le persone. Incidenti sono stati segnalati anche nel quartiere di Sheikh Jarrah, dove la polizia è intervenuta contro i manifestanti palestinesi dopo che “fuochi d’artificio” sono stati lanciati contro le case. Tafferugli anche a Haifa, nel nord di Israele, dove, sempre secondo i media, 10 manifestanti sono stati arrestati. Sulla Spianata delle moschee, secondo la Mezzaluna Rossa, la carica della polizia israeliana ha provocato il ferimento di almeno 300 palestinesi e di 21 agenti israeliani. Gli scontri sono poi ripresi in tarda serata. Israele ha annunciato la chiusura del valico vitale di Gaza, impedendo anche il flusso di aiuti umanitari per la popolazione.

I palestinesi stanno protestando ormai da tre giorni per la prospettiva che il tribunale israeliano autorizzi lo sfratto di decine di loro dal quartiere di Sheikh Jarrah, per consegnare le loro case a coloni ebrei. La sentenza, attesa per oggi, è stata sospesa proprio per non buttare altra benzina sul fuoco.

 

Gerusalemme in fiamme

Gerusalemme in fiamme – Ansa

 

Il Segretario dell’Onu Antonio Guterres ha esortato Israele a cessare le demolizioni e gli sgomberi, invitando lo Stato mediorientale alla massima moderazione e al rispetto al diritto della libertà di tenere riunioni pacifiche. “Il Segretario generale esprime la sua profonda preoccupazione per la continua violenza nella Gerusalemme est occupata, così come per i possibili sgomberi di famiglie palestinesi dalle loro case”, ha dichiarato il portavoce Onu Stephane Dujarric.

Domenica anche Papa Francesco aveva espresso parole di particolare preoccupazione per l’escalation di tensione nella Città Santa, della quale ha ricordato l’identità multireligiosa e multiculturale. Lo ha fatto, assicurando la sua preghiera affinché Gerusalemme sia “luogo di incontro e non di scontro” e chiedendo “soluzioni condivise”.

I capi delle Chiese cristiane di Terra Santa si sono detti “sbigottiti e preoccupati per i recenti eventi violenti a Gerusalemme est”. “Sia che si svolgano alla Moschea di Al Aqsa sia a Sheik Jarrah – hanno aggiunto – violano la santità di Gerusalemme Città di Pace. Queste azioni, che mettono a rischio la sicurezza dei fedeli e la dignità dei Palestinesi minacciati di sfratto, sono inaccettabili”. “La crescente tensione, spalleggiata principalmente da gruppi di destra radicali, danneggia il già fragile equilibrio dentro e intorno a Gerusalemme”.

I Capi delle Chiese hanno poi fatto appello alla Comunità internazionale “e a tutti i popoli di buona volontà” a intervenire per mettere fine “a queste azioni provocatorie, così come continuare a pregare per la pace di Gerusalemme”.

Il perché della crisi

1. Dopo il Ramadan. Le tensioni sono esplose venerdì scorso, nell’ultimo giorno di preghiera del Ramadan, quando migliaia di palestinesi si sono radunati nella zona della Porta di Damasco, uno degli accessi della Città Vecchia.
2. Gli sfratti. Gli arabi stanno protestando per gli sfratti di alcune famiglie palestinesi nel quartiere di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme Est, nell’ambito di una causa depositata alla Corte Suprema dai coloni israeliani che rivendicano il territorio.
3. Il Jerusalem Day. Oggi era la «Giornata di Gerusalemme» in cui i movimenti nazionalisti ebraici celebrano la riconquista israeliana di Gerusalemme Est dopo la Guerra dei Sei giorni, nel 1967. Prevede una “Marcia della Bandiera” il cui percorso ieri è stato modificato

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