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Federico Peirone

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PAKISTAN – ( 10 Maggio )

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Vigilia del voto in Pakistan: ancora sangue e minacce di azioni kamikaze



Ancora sangue e violenza in Pakistan, alla vigilia delle elezioni. Nelle ultime ore in due distinti attacchi sono morte 15 persone nelle zone tribali al confine con l’Afghanistan. E in un distretto è arrivato l’annuncio della proibizione del voto alle donne. Ieri, in pieno giorno è stato sequestrato il figlio dell’ex premier e leader del Partito del popolo pachistano (Ppp) Gilani. E in una lettera i talebani annunciano “azioni kamikaze” proprio per domani, giorno di apertura delle urne. Dell’importanza di queste elezioni generali che sono le più incerte e violente della storia recente del Pakistan, Lidia O’Kane, ha parlato con padre Robert Mc Culloch, sacerdote della Società di San Colombano per le missioni estere, missionario in Pakistan da oltre 32 anni:RealAudioMP3

R. – It’s a very historical significant event in the political life of Pakistan …
E’ un evento storico ed importante nella vita politica del Pakistan come Paese: il fatto che ci sia stato questo completamento, coronato di successo, da parte del governo precedente – un governo civile che ha lavorato per cinque anni – e non solo. Infatti, c’è stata anche una transizione di successo che ha portato a queste elezioni. Questo dà un’indicazione in merito alla maturità del procedimento politico in Pakistan; in realtà, la dice lunga anche sulla maturità riguardo alla comprensione del ruolo dei militari nel tessuto della vita del Pakistan: significa che non è necessario che intervengano quando nasce un problema o si verificano delle difficoltà nell’arena politica, perché affrontare questi ricade ora nell’ambito delle responsabilità del processo politico. Ecco: queste sono le elezioni che ci troviamo di fronte. Credo che la convinzione della gente in Pakistan che queste elezioni debbano svolgersi comunque è l’elemento che ha superato la violenza attuale. Ma ci sono ostilità grandissime sia all’interno degli stessi partiti politici, sia tra i partiti politici.

D. – Parliamo della comunità cattolica in Pakistan …

R. – I would say, first of all, there is a problem within Pakistan, that they themselves …
Direi prima di tutto che c’è un problema all’interno del Paese, ed è che i cristiani stessi non sono sufficientemente organizzati, per quanto riguarda il voto, in modo da poter essere in grado di influenzare le elezioni. Se poi si osserva la situazione dei partiti, è necessario considerare la situazione – dal punto di vista dei cristiani – partendo da fatti passati e dalla retorica del presente, e poi vedremo quali saranno i risultati. Prendiamo ad esempio Imran Khan: nel suo partito è un leader molto carismatico; ma è un leader carismatico che sa “suonare qualsiasi tipo di musica” per qualsiasi tipo di uditorio che vuole sentire quella specifica musica. In un messaggio particolare rivolto ai giovani della classe media emergente a Karachi dirà una cosa; alle genti delle zone tribali e nelle zone frontaliere del Nord del Pakistan dirà un’altra cosa … Recentemente, ancora, circa due settimane fa, nel Punjab meridionale, egli ha pensato di riesumare la retorica esclusivista ed escludente dei dittatori militari, ponendo quella domanda: “Cosa significa Pakistan?”, e per risposta ha citato una risposta musulmana, dicendo – in altre parole: “Pakistan significa uno Stato islamico”. Ecco, quindi questo tipo di incertezze da parte di vari leader in realtà credo che rappresentino una minaccia per i cristiani in Pakistan.

Testo proveniente dalla pagina

 
http://it.radiovaticana.va/news/2013/05/10/vigilia_del_voto_in_pakistan:_ancora_sangue_e_minacce_di_azion/it1-690869
 

del sito Radio Vaticana