Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram

PAKISTAN – ( 13 Maggio )

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail
ELEZIONI IN PAKISTAN

Non ci saranno grandi cambiamenti
 
Dopo il voto dell’11 maggio, insanguinato da oltre 150 morti in attentati compiuti nelle ultime settimane, il Paese ha premiato Nawaz Sharif, leader della Lega dei musulmani. Il commento del giornalista Ejaz Ahmad: “Non ci saranno vantaggi” per i cristiani. “Per fortuna, ultimamente, tutti i partiti insieme, compresi i militari, hanno dichiarato che il fondamentalismo interno è una malattia sociale”. Sulla legge contro la blasfemia: “In questo momento nessuno può cambiare questa legge”
Patrizia Caiffa

 
Non ci saranno grandi cambiamenti in Pakistan con la vittoria alle elezioni generali di Nawaz Sharif, leader della Lega dei musulmani (Pml-N), formazione moderata di centro-destra. I pakistani cristiani e le altre minoranze non subiranno pesanti contraccolpi ma certo non potranno sperare in una revisione della legge contro la blasfemia, perché Sharif è stato lanciato proprio dal generale Zia-ul-Haq che in passato ha introdotto la normativa. È però “una bella notizia che i partiti fondamentalisti abbiano perso”. È il parere di Ejaz Ahmad, giornalista, direttore della rivista dei pakistani in Italia “Azad” e mediatore culturale per il Forum intercultura della Caritas di Roma. Dopo il voto dell’11 maggio, insanguinato da oltre 150 morti in attentati compiuti nelle ultime settimane, il Pakistan ha premiato Sharif, magnate dell’acciaio, che è già stato premier due volte (una volta estromesso per accuse di corruzione, l’altra deposto da un golpe). Il presidente Usa, Barack Obama, si è congratulato con il popolo del Pakistan per le elezioni, “nonostante le intimidazioni da violenti estremisti” e si è detto fiducioso di “continuare la cooperazione con il governo che si sta formando”. Il premier indiano Manmohan Singh si è invece congratulato con Sharif invitandolo a incontrarsi “per tracciare un nuovo corso nei rapporti tra i due Paesi’’. I vescovi pakistani – alla guida di 1 milione di cattolici su una popolazione di 176 milioni abitanti – non hanno finora commentato i risultati ma nei giorni scorsi avevano invitato a votare “per chi promuove armonia”. I cristiani sperano comunque nella collaborazione e in un confronto costruttivo con il governo. Il Sir ha chiesto ad Ahmad un’analisi degli scenari che si aprono.

Quali novità da queste elezioni?
“Tutti pensavano vincesse Imran Khan, ex campione di cricket, perché si è presentato per la prima volta ed è una persona carismatica. È stato molto votato anche dai pakistani in Italia. Il fatto nuovo è che Khan, pashtun, ha vinto nella provincia del nord che prima era governata un partito fondamentalista. Invece Sharif rappresenta l’alternanza al potere, ma per governare dovrà fare delle alleanze. A Karachi, invece, che è una polveriera, dovranno rifare le elezioni. È una città con più di 18 milioni di abitanti e tanti problemi, con una guerra civile etnico-religiosa e legata alle mafie”.

La vittoria di Sharif assicurerà maggiore stabilità al Pakistan?
“No. Cinque anni fa il People’s party aveva i numeri per governare il Paese. Ora è molto più difficile. Il partito di Sharif, la Lega dei musulmani, già governava il Punjab e lo ha fatto bene, nello stile pakistano, un po’ feudale. Ma ricordiamo che Sharif è nato con Muhammad Zia-ul-Haq, un dittatore terribile che aveva tolto i diritti alle minoranze e istituito la legge contro la blasfemia. Sharif era il suo delfino. Però è un moderato, quindi potrebbe gestire i rapporti con gli Usa, al contrario di Zia-ul-Haq. Ora vedremo come faranno le alleanze”.

Quali ricadute sui pakistani cristiani e le altre minoranze religiose?
“I cristiani erano politicamente divisi tra People’s party e Lega dei musulmani. Sharif non toccherà assolutamente la legge contro la blasfemia perché è stata fatta proprio da Zia-ul-Haq. Però è un moderato, quindi li rispetterà. Ma non ci saranno vantaggi. Per fortuna ultimamente tutti i partiti insieme, compresi i militari, hanno dichiarato che il fondamentalismo interno è una malattia sociale. Questo è un passo in avanti”.

Casi come quello di Asia Bibi, legati alla legge contro la blasfemia, rischiano di non risolversi?
“No, peggioreranno. Asia Bibi è punjabi. Ricordiamo che quando è stato ucciso il governatore del Punjab, Salman Taseer, per averla difesa, Sharif aveva scelto il silenzio”.

Quindi non ci sono speranze che la normativa venga rivista?
“In questo momento nessuno può cambiare questa legge, nemmeno Khan l’avrebbe fatto. Perché nessuno ha il coraggio di contrastare il fondamentalismo. Il consenso nazionale andrebbe contro qualsiasi partito che dichiarasse di volerla cambiare. Solo se diminuisse il fondamentalismo, le minoranze avrebbero più respiro”.

E i rapporti con l’India? Entrambi hanno l’atomica e c’è la contesa sul Kashmir.
“Ci auguriamo che i rapporti con l’India migliorino ma sappiamo che il primo slogan di Sharif è ‘libertà per il Kashmir’. La giornata dedicata al Kashmir è nata durante un suo precedente governo. Inoltre Sharif è molto nazionalista, ha addirittura festeggiato la bomba atomica”.

I sanguinosi attentati delle ultime settimane sono riusciti a orientare il voto? Il nuovo governo riuscirà a gestire la sicurezza?
“A Karachi hanno raggiunto lo scopo perché devono votare di nuovo. Il partito che ha avuto più vittime ha perso le elezioni. Il governo sarà più instabile, i problemi sociali e i conflitti aumenteranno. Ci sarà una ripresa nello sviluppo ma non credo più pace e sicurezza. I talebani sono amici di Sharif ma con gli Usa e l’India ci saranno più problemi geostrategici”.

Quali bisogni sociali della popolazione evidenzia questa vittoria?
“Sharif è un industriale. Il popolo spera che il cambiamento arrivi con l’industrializzazione. Tutti gli industriali lo appoggiano perché in Pakistan manca la corrente elettrica 16 ore al giorno e Sharif intende risolvere questi problemi, con l’aiuto della Cina. Conosce bene le caste, è ben inserito nel tessuto sociale, feudale, pakistano. Grandi intellettuali pakistani dicono che è un cambiamento positivo perché un industriale può portare un po’ di sviluppo”.

 
Il testo completo si trova su:

http://www.agensir.it/sir/documenti/2013/05/00261917_non_ci_saranno_grandi_cambiamenti.html