Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram

SIRIA – ( 13 Aprile )

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail
SIRIA
Ora spazio al dialogo
Entrato in vigore il ”cessate il fuoco”, previsto dal Piano Annan

È entrato in vigore alle 6 di questa mattina (le cinque in Italia) il “cessate il fuoco” tra il Governo siriano e i gruppi dell’Opposizione. Tuttavia, secondo i comitati di coordinamento locali degli attivisti anti-regime, forze governative avrebbero sparato contro manifestanti in piazza a Dayr az Zor, nell’Est del Paese, mentre ad Homs sarebbero ripresi i bombardamenti. Altre fonti, come il Syrian Human Rights Observatory, parlano di una tenuta della tregua, sebbene le truppe governative non abbiano lasciato le città, come avrebbero dovuto fare da martedì, secondo il piano mediato dall’ex segretario generale dell’Onu, Kofi Annan. L’accordo prevede, tra i vari punti, oltre al cessate il fuoco, la fornitura di aiuti umanitari, il rilascio delle persone detenute senza processo, la libera circolazione ai giornalisti e il dialogo fra governo e opposizione. Le vittime provocate da un anno di scontri sono, secondo l’Onu 9 mila, dato contestato dal Governo Assad che parla di 3.838 morti, 2.493 civili e 1.345 fra militari e forze di sicurezza. Daniele Rocchi per il Sir ha sentito l’arcivescovo greco-melchita di Aleppo, mons. Jean-Clément Jeanbart.

Come giudica l’entrata in vigore del ‘cessate il fuoco’? E’ realistico parlare di ripresa del dialogo come prevede il piano Annan?
“Un passo positivo, una cosa ottima, purché le due parti, Governo e Opposizione lo rispettino con grande impegno e responsabilità. Le violenze dei mesi scorsi hanno reso la vita impossibile alla popolazione. Ora è tempo di dialogare e pensare a ricostruire questo Paese. Gli spazi di dialogo esistono e sono ampi, garantiti dalla recente riforma della Costituzione che stabilisce, tra le varie cose, il pluralismo politico, la libertà di manifestare pacificamente e la libertà di stampa”.

Cosa potrebbe impedire questo dialogo?
“Direi la spaccatura in seno all’Opposizione. Esiste, infatti, un’Opposizione ragionevole, moderata e disponibile al confronto costruttivo, ed una sostenuta dagli integralisti islamici, poco inclini a negoziare e tendenti ad instaurare un’altra dittatura e per giunta di stampo religioso. Il mio timore è che questi fondamentalisti possano mettere in atto azioni violente e omicide per far saltare la tregua e con essa ogni soluzione pacifica. La presenza di osservatori che vigileranno sul mantenimento della tregua servirà a dire chi vuole veramente fare il bene della Siria”.

Il cessate il fuoco potrà ridare anche fiato all’economia siriana segnata dalle sanzioni internazionali?
“Credo di si. Me lo auguro vivamente. Con questa tregua la gente potrà tornare al proprio lavoro ed il Paese riprendere fiato. Ma ci potrebbe essere chi, con la violenza, vorrà impedire il ritorno alla normalità, sabotando aziende, ditte e servizi pubblici”.

Di violenze si sono macchiati sia il Governo che l’Opposizione…
“Le violenze del Regime non possono essere negate così come quelle dell’Opposizione. La preoccupazione, tuttavia, travalica i confini siriani e riguarda anche i Paesi vicini. Stiamo assistendo ad una lotta tra un orientamento di laicità positiva, con una società retta da leggi civili ed un orientamento che conduce alla creazione di una società retta da leggi religiose, divine”.

Dopo un anno di scontri con migliaia di morti, la Siria avrà la forza di rialzarsi, aiutata dal Piano Annan, sempre se questo verrà rispettato?
“La Siria ha in sé le capacità di rialzarsi e ripartire dal dialogo, ma è necessario lasciare il popolo protagonista del suo futuro. La gente si riconcilierà anche perché vittime innocenti si registrano sia tra le fila del Regime che dell’Opposizione”.

Intanto sono decine di migliaia i siriani che lasciano il Paese e molti sono cristiani. Poca fiducia nel futuro o più semplicemente paura per il futuro della Siria?
“I cristiani temono che la Siria diventi un nuovo Iraq. Essi non sono, come si tende a dire, schierati con il regime ma con la giustizia, il diritto e la libertà per un futuro di pace per tutti. I cristiani hanno paura che dopo Assad vada al potere una dittatura di stampo integralista islamico che impedirebbe loro e anche alle altre minoranze nel Paese di vivere in libertà. Tutte le minoranze in Siria raggiungono una percentuale del 35%, anche più, del popolo. I siriani devono restare nel Paese, in primis i cristiani. Il mio auspicio è che, davanti ad una tenuta della tregua, i tanti che hanno lasciato la Siria per il Libano e la Turchia, possano fare rientro. La ricostruzione ha bisogno di tutti. Tuttavia temo che coloro che pensano di emigrare in Usa e Canada non torneranno più. Questo è un motivo di grande preoccupazione”.

Fra meno di un mese sono previste le elezioni…
“Per il prossimo voto di maggio (il 7, ndr.) non mi faccio molte illusioni. Come prime elezioni credo saranno ancora ad appannaggio del partito Baath al potere perché è il più organizzato. Le nuove formazioni politiche dovranno in poco tempo darsi strutture e organici. Molti candidati, prevedo, saranno indipendenti. Di una cosa sono certo: saranno elezioni libere e trasparenti, non manipolate – e per questo auspico la presenza di osservatori internazionali – nelle quali troveranno spazio tutti coloro che vorranno spendersi per la costruzione della nuova Siria”.

Il testo completo si trova su:

http://www.agensir.it/pls/sir/v4_s2doc_b.servizi?tema=Anticipazioni&argomento=dettaglio&id_oggetto=237789