foto SIR/Marco Calvarese

“Guardiamo con speranza a Ginevra e si prega che possa portare qualche frutto e smuovere la situazione che resta molto critica”. Così al Sir il nunzio apostolico in Siria, card. Mario Zenari, parla dell’ottava tornata di negoziati, sotto l’egida Onu, per cercare una soluzione del conflitto siriano, in corso a Ginevra. Oggi nella città svizzera è giunta anche la delegazione governativa siriana guidata dal rappresentante permanente siriano presso le Nazioni Unite, Bashar al Jaafari. Già ieri le opposizioni, riunite nella Commissione siriana per i negoziati (Snc), avevano avuto un primo incontro con l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura, confermando la volontà di avere colloqui diretti con il Governo. Passi che “inducono a sperare” anche se, ribadisce il rappresentante vaticano, “la strada per una soluzione politica resta lunga. Ma occorre tentare ogni via praticabile. Da questo punto di vista l’incontro negoziale è molto importante”. Sullo sfondo dei colloqui anche il tema della ricostruzione materiale e morale della Siria. “In questa fase è fondamentale – sottolinea il card. Zenari – che cessi la violenza. Ci sono ancora combattimenti qua e là. A venti chilometri da Damasco, a Ghouta, si combatte. La situazione umanitaria resta molto critica. Aspettiamo la ricostruzione ma devono prima cessare i combattimenti e deve migliorare la situazione umanitaria con gli aiuti che devono arrivare dappertutto”.

Ospedale Msf distrutto a Idlib (Siria)

Un punto molto a cuore del cardinale che ricorda come oggi in Siria “c’è gente che fa la fame, che non sa come curarsi perché non ha medicine. Le zone di de-escalation (quattro, create su iniziativa russo-turca-iraniana, tra queste anche Ghouta, attualmente in mano all’opposizione, ndr.) siano veramente libere dalla violenza. Diversamente non si può parlare di ricostruzione”. Intanto, qualcosa sembra muoversi. Il progetto “Ospedali aperti” in Siria, ideato dalla Fondazione Avsi, con la collaborazione della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma, per rispondere proprio all’appello del card. Zenari, comincia a dare qualche frutto. “Da qualche settimana – afferma il nunzio apostolico – stiamo ricevendo le richieste da parte di malati poveri che verranno curati gratuitamente. Siamo soddisfatti per questa partenza. La gente non ha assistenza mutualistica, non ha soldi per pagarla. Le ultime statistiche delle Nazioni Unite mostrano che il 69% dei siriani vive nella estrema povertà. La ricostruzione, allora, non deve riguardare solo quella dei palazzi e delle infrastrutture, pure necessaria, ma anche quella dei corpi, della persona umana. Quindi, dare da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, soccorrere i malati. Questa è la ricostruzione più importante. Una persona distrutta fa impressione e in Siria si parla di 400mila morti e un milione e mezzo di feriti, tanti sono mutilati di guerra. La ricostruzione cominci dalla persona umana e poi si affronti la grande sfida: la pacificazione del Paese. I palazzi si ricostruiscono, ma cominciamo a curare le persone che rischiano altrimenti di morire. Guarire e sanare le persone povere e malate, questo è il senso di ‘Ospedali aperti’”. Il progetto prevede il sostegno a tre strutture cattoliche, l’ospedale Saint Louis di Aleppo, quello francese e quello italiano di Damasco e ha la durata di tre anni e punta a creare 42.815 posti letto per i poveri all’anno.