SIRIA – (3 Novembre)

Siria: il sì di Damasco al piano di pace della Lega Araba non ferma le violenze

Il via libera di Damasco al piano della Lega Araba per porre fine alle violenze in Siria non ferma le violenze: almeno sette civili sono stati uccisi a Homs mentre in altre città proseguono le proteste antigovernative. L’intesa, firmata ieri al Cairo, prevede l’apertura di negoziati tra le parti, la cessazione delle violenze, il ritiro dei militari dalle piazze e il rilascio dei prigionieri politici arrestati. Ma quali sono le possibilità di riuscita del piano di pace della Lega Araba? Giancarlo La Vella ne ha parlato con Paolo Branca, esperto di Paesi arabi, dell’Università Cattolica di Milano:RealAudio   MP3

R. – Bisognerà verificare quotidianamente se le condizioni poste, come la liberazione dei prigionieri e la sospensione delle violenze contro i civili, saranno rispettate dal regime siriano; che non intervenga più l’esercito è una cosa buona ma ci sono molte altre milizie sul terreno e quindi bisognerà naturalmente monitorare la questione. Nel quadro della situazione, però, mi pare utile e interessante l’intervento della Lega Araba.

D. – Sul terreno intanto continuano le violenze come se ognuna delle parti volesse iniziare la messa in pratica di questo piano da un punto di forza…

R. – Sicuramente Damasco è stata costretta a queste condizioni perché la mobilitazione popolare non cessa e il bilancio si aggrava sempre di più. Il fatto che sia intervenuta la Lega Araba, quindi altri Paesi fratelli, è interessante perché la Lega Araba ultimamente non aveva più un grande ruolo e la mancanza di un intervento di potenze occidentali può solo favorire un clima dove manchino strumentalizzazioni ma da questo all’apertura effettiva del regime passerà parecchio prima di arrivare a un dialogo autentico con le opposizioni.

D. – Supponendo che il piano possa andare a buon fine, a questo punto qual è la necessità di chiedere le dimissioni del presidente Al Assad, dimissioni chieste anche da gran parte della comunità internazionale?

R. – Certamente il passo indietro da parte del leader, come è avvenuto in Egitto o in Tunisia, è un gesto simbolico. Ovviamente non è risolutivo perché tutto l’apparato del suo partito e del suo regime dovrebbe fare un passo indietro, cosa assai difficile dove ci sono interessi e privilegi consolidati da molto tempo. Penso che un avvio di una transizione in qualche modo guidata e accompagnata da persone dell’attuale regime sia l’unica soluzione praticabile in tempi brevi.

D. – L’avvio di un processo di democratizzazione in un Paese come la Siria, all’interno dell’area mediorientale, che significato ha?

R. – E’ quello che ci siamo sempre tutti augurati, che i giovani e le classi medie si facessero sentire ed è quello che è avvenuto, anche spontaneamente, con le primavere arabe. Ovviamente queste forze però non sono organizzate e quindi il rischio è che poi il frutto di questi cambiamenti sia colto soprattutto da vecchie formazioni che sono saltate sul carro dei vincitori. Io credo che da parte internazionale sia molto importante che si vigili perché questo non avvenga, altrimenti tutti i sacrifici che sono stati fatti in questi mesi potrebbero essere vanificati. (bf)

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