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Federico Peirone

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TERRA SANTA ( 13 Ottobre )

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TERRA SANTA
A costo della croce
 
Mons. Fouad Twal oggi al Sinodo dei Vescovi: appello per una maggior presenza di pellegrini

Per essere moderna ed efficace, la nuova evangelizzazione deve ripartire da Gerusalemme, dalla Terra Santa, memoria collettiva vivente della storia di Gesù: si è parlato anche di questo nei lavori odierni del Sinodo, durante la nona Congregazione generale per la continuazione degli interventi in aula dei Padri sinodali. A sottolineare l’importanza dei pellegrinaggi in Terra Santa come occasione per rafforzare la fede è stato mons. Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme dei Latini e presidente della Conferenza dei vescovi latini nelle Regioni arabiche.

Ravvivare la fede. “Il pellegrinaggio ai Luoghi Santi, e alle ‘pietre vive’ è un mezzo eccellente per ravvivare la nostra fede e quella del pellegrino, conoscendo meglio il quadro culturale, storico e geografico dove sono nati i misteri in cui crediamo, occasione di incontro personale e incarnato con la persona di Gesù”, ha affermato mons. Twal. “I cristiani di Terra Santa – ha aggiunto – sono i discendenti diretti della primissima comunità cristiana”, è “la memoria collettiva vivente della storia di Gesù”. Per il patriarca, la visita ai luoghi santi, “dovutamente preparata e guidata dalla lettura della Parola di Dio”, e l’incontro con la comunità “possono fortificare i credenti di poca fede e far rinascere la fede in chi era morta”. Soprattutto “in questo tempo in cui i Luoghi Santi vengono talvolta offesi e aggrediti, la presenza dei pellegrini è una vera testimonianza di fede e di comunione con la nostra Chiesa del Calvario. Abbiamo bisogno di voi, delle vostre preghiere e della vostra solidarietà! Là dove gli apostoli hanno gridato a Gesù ‘accresci lo nostra fede’, venite anche voi, carissimi confratelli vescovi con i vostri sacerdoti, seminaristi e comunità, a chiedere al Signore la fede e la pace che ci manca”, è stato l’appello di mons. Twal.

Sfondare e comunicare. “Ritengo urgente la necessità che la nostra fede sia uno stile di vita che avvicina agli altri – ha aggiunto il patriarca latino di Gerusalemme -. Dobbiamo cambiare una certa mentalità negativa, che vede nella fede un’appartenenza a una fazione sociologica che spinge alla militanza e alla violenza. La vera fede aiuta a sentirci più figli di Dio e dunque più fratelli verso gli altri, anche a costo della croce e del sangue”. Perciò, “la nuova evangelizzazione per essere moderna ed efficace deve ripartire da Gerusalemme: ripartire dalla prima comunità cristiana ancorata sulla persona di Cristo, avendo una causa per la quale era disposta ad affrontare ogni sacrificio e il dono della vita stessa”. “Le nostre comunità – ha concluso mons. Twal – sono minoritarie in mezzo a credenti diversi. Le circostanze le hanno spinte a chiudersi, preoccupate di difendersi, sensibili ai propri diritti, attente ai loro luoghi e al loro rito. Comunità introverse e paurose. Per molti la fede è un fatto ereditario e sociale, quando invece dovrebbe essere più personale e impegnativa. Non si tratta di sopravvivere ma di sfondare e comunicare”.

Il testo completo si trova su:

http://www.agensir.it/pls/sir/v3_s2doc_a.a_autentication?target=3&tema=Anticipazioni&oggetto=248110&rifi=guest&rifp=guest