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Federico Peirone

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TUNISIA – (14 Dicembre)

Tunisia: Marzouki, storico oppositore del vecchio regime, giura come nuovo presidente
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Sarò il presidente di tutti i tunisini. Così il neoeletto capo dello Stato, Moncef Marzouki, dopo la cerimonia di insediamento di fronte all’Assemblea Costituente. Lo storico oppositore del regime, con indosso la veste tradizionale, ha prestato giuramento sul Corano davanti ai 217 componenti dell’Assemblea Costituente e ai massimi rappresentanti dello Stato. Ai vincitori delle elezioni per la Costituente, gli islamici moderati di “Ennahda”, oltre alla guida dell’esecutivo – affidata a Hamadi Jebali, numero due del partito – saranno assegnati i dicasteri di Esteri e Interni. Nel suo discorso introduttivo, il presidente Marzouki ha sottolineato la vocazione internazionale della Tunisia e si è espresso in difesa dei diritti delle donne. Il commento di Paolo Branca, docente di lingue e letteratura araba all’Università cattolica di Milano, intervistato da Stefano Leszczynski: RealAudio  MP3

R. – Mi pare un discorso importante, perché il regime precedente, con il pretesto della repressione dei movimenti islamici radicali, aveva anche criminalizzato la comune pratica religiosa islamica. Chi frequentava le moschee, soprattutto i giovani, veniva schedato e alle donne veniva anche impedito di portare il tradizionale foulard islamico. C’è, quindi, certamente, una frattura rispetto a questa pratica precedente, anche se è importante che sia stato messo l’accento sul fatto che la scelta di velarsi o meno sia una scelta individuale, e quindi sono rispettate anche quelle che scelgono di non portarlo.

D. – In Tunisia la parte del leone alle elezioni per l’Assemblea l’ha fatta il partito dell’islamismo moderato. Questo può dare qualche elemento di preoccupazione per chi guardava invece ad una Tunisia più laica?

R. – Credo che da un certo punto di vista fosse inevitabile, come del resto anche in Egitto: le forze che si sono opposte al regime per questi decenni sono state soprattutto le forze di estrazione islamica; quelle laiche sono state fortemente represse anche per via del clima della Guerra fredda. Queste forze, comunque, sono presenti e sono state loro il motore delle rivoluzioni.

D. – Il fatto che ci sia un presidente che è stato un attivista per i diritti umani, tra l’altro incarcerato dal vecchio regime, può portare qualche cambiamento significativo in Tunisia?

R. – Sicuramente è una garanzia: è una persona che ha le carte in regola rispetto ad un passato dove veramente il regime era fortemente repressivo per ogni forma di espressione non in accordo con il partito unico. Il fatto, dunque, che sia stata scelta una persona come questa fa ben sperare per il futuro non solo della Tunisia, ma di tutta l’area.

D. – Quali sono gli interessi della Tunisia di oggi?

R. – La Tunisia è un Paese con una vocazione mediterranea: alcune parti della Tunisia sono ancora più a Nord di alcune isole italiane. Quindi, sta scritto nella geografia, nella geopolitica questo legame con l’Europa. La gestione equilibrata di questa vocazione può essere sicuramente negli interessi sia della Tunisia che dei Paesi che le stanno più vicini. (ap)

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