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Federico Peirone

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TURCHIA – ( 5 Febbraio )

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11:26DON ANDREA SANTORO: MONS. FRANCESCHINI (CET), “UOMO DI ZELO VOTATO AL DIALOGO”

“Un entusiasta, un uomo di zelo che amava accogliere ed ascoltare. Viveva nel dialogo, non temeva di dire la sua davanti a fatti importanti. Spesso lo si vedeva dialogare all’ingresso della sua casa, vicino la chiesa”. Con queste parole mons. Ruggero Franceschini, arcivescovo di Smirne, amministratore apostolico del Vicariato di Anatolia e presidente della Conferenza episcopale turca (Cet), ricorda al Sir don Andrea Santoro, fidei donum della diocesi di Roma, ucciso il 5 febbraio 2006 a Trabzon (Trebisonda) in Turchia. In un’intervista (clicca qui) concessa nel settimo anniversario della morte il presidente dei vescovi turchi parla di don Santoro come di uomo dalla “grande capacità di comunicazione, come testimonia la mole di lettere scritte e spedite a Roma e nelle quali traspariva tutte la sua dedizione a Dio, il suo impegno e la sua apertura di mente e di vita. Non era di quelli che faceva sconti a nessuno, quando in ballo vi erano i temi della fede. Era un uomo integrale, e forse questo suo carattere è alla base della sua uccisione”. (segue)

11:27DON ANDREA SANTORO: MONS. FRANCESCHINI (CET), “UOMO DI ZELO VOTATO AL DIALOGO” (2)

L’omicidio di don Santoro, per mons. Franceschini, è destinato a “non avere mai giustizia. Questo perché siamo anche noi uomini di Chiesa a non occuparcene più di tanto”. Nell’intervista il presidente della Cet parla anche di mons. Padovese, altro martire della chiesa di Turchia e delle condizioni dei cristiani locali: “i cristiani turchi non possono raccontare cose facili. Anche nelle scuole abbiamo difficoltà. I nostri fedeli sin da piccoli incontrano ostacoli a vivere la loro fede cristiana”. Nonostante “la piccola Chiesa di Turchia sia un bersaglio facile perché non ha dei grandi difensori, è una Chiesa viva, splendida. I suoi fedeli sono contagiosi”.