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Federico Peirone

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AFRICA/EGITTO – (20 Dicembre)

I dimostranti di Piazza Tahrir hanno perso il sostegno popolare
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Il Cairo (Agenzia Fides) – “Gli scontri continuano. Questa mattina abbiamo sentito almeno 500 colpi di armi da fuoco e la gente afferma che ci sono cecchini appostati sui tetti di piazza Tahrir” dice all’Agenzia Fides una fonte locale (che per motivi di sicurezza non desidera essere citata) dal Cairo, teatro da giorni di un duro braccio di ferro tra i dimostranti e le forze di polizia e militari. “Lo scontro ha perso lo spirito della rivoluzione iniziale, adesso è diventato un braccio di ferro con il potere. Il sostegno popolare nei confronti dei giovani è ormai svanito. A poco a poco il Paese sta tornando alla vecchia mentalità nella quale la forza prevale sulla ragione” afferma la fonte di Fides. “Il fatto che alcuni giovani sono comparsi in televisione confessando di essere stati pagati per bruciare l’Istituto d’Egitto (dove erano raccolti documenti preziosissimi andati distrutti) ricorda i metodi del regime di Mubarak. La popolazione è facile preda di retoriche simili” nota il nostro interlocutore. La fonte di Fides aggiunge che “i militari intendono porsi come i garanti del governo, una sorta di ‘fratello maggiore’ che protegge il fratello minore, ricavandosi degli spazi di potere esclusivo e dei privilegi, ma non vogliono governare il Paese in prima persona”. “A loro volta i Fratelli Musulmani (che sono in testa nelle elezioni legislative) si trovano di fronte ad una sfida formidabile perché l’economia decreterà il successo o l’insuccesso futuro della loro proposta politica. L’economia ha però bisogno di negoziati e di compressi, si pensi solo al turismo: se si vogliono attirare turisti occidentali occorrerà non essere troppo rigidi in materia di costumi sociali. Esiste poi il rischio che un Paese così importante per il mondo arabo, come l’Egitto, entri nell’orbita dei Paesi del Golfo Persico”. “Gli stessi Fratelli Musulmani – continua la nostra fonte – sono sfidati dai salafiti, che sono finanziati dall’Arabia Saudita, ma che sono improponibili agli stessi Paesi del Golfo. Sui salafiti vi sono in Egitto diversi sospetti. Innanzitutto i voti che hanno raccolto sono molto sospetti. Qualcuno afferma che i membri del vecchio partito di Mubarak abbiano un forte interesse ad ingigantire la percezione della minaccia degli estremisti per poi ripresentarsi come unico baluardo nei loro confronti. Si ricordi che quando saltavano in aria le chiese questo favoriva Mubarak, attorno al quale il Paese si stringeva per evitare di cadere nel caos. Più grande è la minaccia più la gente chiede un governo forte, che reprima anche con metodi brutali ma che garantisca l’ordine” sostiene la nostra fonte. “In conclusione i giovani di piazza Tahrir rappresentano quella parte dell’Egitto più vicina ai valori e alla cultura occidentale. Hanno goduto per un momento del sostegno popolare che ora, però, sembra si sia perso” conclude la fonte di Fides. (L.M.) (Agenzia Fides 20/12/2011)

Il testo completo si trova su:

 
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=38023&lan=ita