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Federico Peirone

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INDONESIA – (20 Settembre)

Padre Buono racconta la sua visita nell’arcipelago asiatico di Antonio Gaspari
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ROMA, martedì, 20 settembre 2011 (ZENIT.org).- Padre Giuseppe Buono è un missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere); ha ricoperto l’incarico di segretario nazionale della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria; segretario nazionale della Pontificia Unione Missionaria del clero, religiosi, religiose; fondatore il Movimento Giovanile delle Pontificie Opere Missionarie; ha fondato la Comunità Missionaria Giovanni Paolo II; è stato anche superiore regionale del PIME. E’ stato docente di missiologia nelle Pontificie Facoltà Teologiche in Italia e all’estero, attualmente è visitatore delle missioni in tutti i continenti.

In questa intervista concessa a ZENIT racconta di un suo viaggio in Indonesia.

L’Indonesia è un arcipelago gigantesco con più di 13.000 isole, con grandi differenze umane e naturali. Segna il confine tra l’Asia e l’Oceania–Australia. E’ la quarta nazione al mondo per numero di abitanti, con più di duecentotrenta milioni di abitanti. Conta 128 vulcani attivi, solo a Giava ve ne sono 12.

La maggior parte della popolazione vive su cinque isole maggiori. La capitale è Jakarta, con oltre 12 milioni di abitanti. La maggioranza della popolazione è di religione islamico-sunnita; sull’isola di Bali la maggioranza è di religione indù. I cattolici sono il 3% della popolazione, più numerosi i cristiani protestanti.

Quali sono le ragioni di questa visita?

Padre Buono: Sono stato in Indonesia dal 10 al 23 agosto per una serie di incontri programmati dalla Comunità Missionaria Giovanni Paolo II, da me fondata nel 1995 e qui guidata da Yohana Halimah, che lavora nella Direzione Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie. Il direttore nazionale di queste, padre Romanus Harjito, è stato felice di accoglierci e di scrivere la prefazione alla traduzione indonesiana del libro sul magistero mariano-missionario di Giovanni Paolo II. Un altro organizzatore validissimo è stato don Giustino, un giovane sacerdote di Jakarta, laureatosi in teologia a Roma, fondatore di un Movimento per la Vita, attivissimo e coinvolgente. Con me c’erano cinque amici, che ho invitato a condividere questa esperienza di grazia missionaria.

L’Indonesia è grande, quali sono state le tappe della visita e delle celebrazioni?

Padre Buono: Le tappe dell’esperienza missionaria sono state: Jakarta, la capitale ultramoderna, Yogyakarta (Giava), l’isola spesso colpita da eruzioni vulcaniche, terremoti e tsunami, e Bali, la perla dell’arcipelago indonesiano. A Jakarta vi sono stati incontri e celebrazioni nella bellissima chiesa di St. Yakobus, poi al Santuario della Madonna di Fatima a san Giuseppe Matraman, nella Comunità dei Missionari Saveriani, nella parrocchia di San Bonaventura a Pulomas e nella sede della Conferenza episcopale nazionale.

A Giava gli incontri sono avvenuti nel Santuario mariano di Jatiningsih, dove abbiamo anche partecipato alle celebrazioni per la festa nazionale dell’indipendenza dell’Indonesia, poi nella Casa di Spiritualità di Wisma Pojok e nella Chiesa della Sacra Famiglia. A Bali le celebrazioni e gli incontri sono avvenuti nella Cattedrale, nella sede dei Missionari Verbiti, molto presenti e attivi sull’isola, nella parrocchia di san Giuseppe. Ero già stato in Indonesia due anni fa, nell’agosto del 2009, ed ero rimasto colpito dalla fede pura dei cattolici indonesiani, ma quello che il Signore ci ha concesso di vedere questa volta è stato lo spettacolo, a dir poco commovente, di una fede eroica perché vissuta tra una maggioranza musulmano-sunnita, tra i mille minareti di Jakarta che cantano versetti del Corano dalle quattro del mattino e fino al tramonto… Una fede che si esprime in una gioia di pregare, di essere utili agli altri, accoglienti, disponibili, uniti.

E’ vero che c’è una grande devozione per Maria?

Padre Buono: La particolarità dell’esperienza vissuta questa volta è stata segnata da una toccante devozione a Maria, venerata con statue bellissime, soprattutto con la riproduzione della grotta di Lourdes che si trova all’ingresso di quasi tutte le chiese che abbiamo visitato. Vedere i cattolici indonesiani pregare davanti alle statue della Madonna, quasi assorti, occhi chiusi e mani giunte, invita veramente a rivedere certe forme di devozione nelle nostre chiese e nelle nostre case di cristiani da sempre…

Anche il beato Giovanni Paolo II sembra godere di grande popolarità…

Padre Buono: Questa mi ha colpito ancora di più. Negli incontri su di lui avvertivo quasi la presenza fisica del grande Papa polacco che visitò l’Indonesia nel 1989 nel suo instancabile camminare per portare il Vangelo a tutti gli uomini. Quando si parlava di Giovanni Paolo II vedevo che gli occhi di questi cattolici si illuminavano, i cuori vibravano di amore, le mani si spellavano in un continuo battimano. Ho potuto toccare con mano e sentire con il cuore quanto Giovanni Paolo II è amato nel mondo se anche queste isole lontane, con la quasi totalità della popolazione musulmana, vibrano di un sentimento di devozione per lui. Il mio libro su di lui: “Con Maria sulle strade del mondo”, tradotto in indonesiano e stampato in duemila copie, è andato a ruba e si è esaurito in pochi giorni.

L’ultima visita prima di lasciare l’Indonesia è stata al Direttore delle Pontificie Opere Missionarie, padre Romanus Harjito e, naturalmente, al Nunzio Apostolico mons. Antonio Guido Filippazzi, che è in Indonesia solo da tre mesi.


Il testo completo si trova su:

 

http://www.zenit.org/article-28013?l=italian